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IL CASO/ Tasse, lavoro, Europa: le battaglie sbagliate che ci hanno regalato la crisi

Nella crisi continua la ricerca affannosa dei colpevoli e il tentativo diffuso di addossare la colpa su altri e di proporre soluzioni a proprio vantaggio, spiega NICOLO’ BOGGIAN

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Nonostante gli annunci di timida ripresa economica e le solite affermazioni politiche del “stiamo facendo” o “ abbiamo fatto” e “faremo” la situazione del Paese continua ad essere disastrosa.

Continua quindi la ricerca affannosa dei colpevoli e il tentativo diffuso di addossare la colpa su altri e di proporre soluzioni a proprio vantaggio.

Non voglio certo dire che le colpe siano equamente distribuite tra i vari attori sociali -politica, burocrazia, imprenditori, magistrati, banche, multinazionali, globalizzazione, Europa, Italiani - o che non abbia senso interrogarsi sulle motivazioni che ci hanno portato in questa situazione, ma urge forse un ragionamento più esteso che porti a una “tregua sociale” e a un modo di guardare al futuro che sia meno conflittuale e più collaborativo.

Credo, infatti, che più si agitano e si gridano le colpe di alcuni e più questi per riflesso difenderanno i loro privilegi e le loro posizioni. Se proprio vogliamo dare a qualcuno le responsabilità, dobbiamo forse comprendere che il disastro in cui ci troviamo non può essere provocato da una sola o da poche cause, ma dalla molteplicità di fattori che “concorrono” al problema, nonostante gli sforzi di molti che lottano per “tenerci a galla”. Una comunità, un organizzazione e un Paese collassano perché moltissime cose non funzionano.

Fa comodo a tutti vedere le disfunzioni solo nel “giardino altrui” e lo sport nazionale è quello di ergersi a moralizzatori e a critici inflessibili per poi scontrarsi con la realtà una volta che tocca a noi fare delle scelte in prima persona. Rimettere il nostro Paese nella giusta direzione non sarà semplice e non sarà indolore.

Fa comodo pensare che la corruzione, l’illegalità e la patologia siano le cause dei nostri problemi, ma è nella quotidianità del nostro comportamento e del funzionamento del nostro Paese che si trovano gli ostacoli più ostici da superare. Faccio alcuni esempi: la questione fiscale, l’Europa, la Pubblica Amministrazione, il Lavoro e la questione generazionale.

Nel primo caso si scontrano quelli che incolpano gli evasori e quelli che incolpano l’alta tassazione e le regole assurde dello Stato. Hanno ragione entrambi, ma i primi faticano a comprendere che molti non pagano le tasse perché non riescono a capire un sistema troppo complicato o perché non possono, dovendo scegliere tra la propria sopravvivenza e la “fedeltà fiscale”. I secondi non comprendono che la spesa pubblica, seppur iniqua e inefficiente sia indispensabile per un Paese e ci offre molti servizi di cui non ci rendiamo conto fino a quando non vengono a mancare.

Nel secondo caso lo scontro è tra quelli che danno all’Europa la colpa per non poter aggirare i vincoli di finanza pubblica e quelli che vedono questi vincoli come un destino immutabile e inevitabile. I primi non vogliono capire che un equilibrio di bilancio è sano e che sovvertire l’ordine economico con teorie monetarie alternative o altro è poco ragionevole anche se forse auspicabile. I secondi non capiscono che, come i tagli lineari, queste misure non fanno che irrigidire la situazione e ostacolare il cambiamento.