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FINANZA/ Il piano taglia-debito che mette Renzi con le spalle al muro

Per OSCAR GIANNINO, il piano "L’Italia c’è" per l’abbattimento del debito è nel complesso positivo, ma bisogna impedire che lo Stato mobiliti in modo coatto i risparmi degli italiani

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«Il piano “L’Italia c’è” per l’abbattimento del debito pubblico è complessivamente positivo, ma bisogna impedire che lo Stato mobiliti in modo coatto i risparmi degli italiani». Lo evidenzia Oscar Giannino, giornalista economico, commentando l’operazione finanziaria straordinaria il cui scopo è ridurre il debito pubblico italiano di 1.000 miliardi di euro. Il documento è stato elaborato da economisti come Paolo Savona e Andrea Monorchio, e proposto a Matteo Renzi. Alla base del manifesto ci sono la vendita del patrimonio immobiliare e sottoscrizioni volontarie da parte dei cittadini.

 

Giannino, come valuta nel suo complesso il piano “L’Italia c’è”?

Tra le diverse idee presentate nel tempo per affrontare il tema dell’eccesso di debito pubblico, questa è una delle più strutturate. “L’Italia c’è” ha tre pregi e due svantaggi. Il primo pregio è che è stato elaborato da persone competenti. Nel gruppo che ci ha lavorato ci sono studiosi ed ex manager pubblici che conoscono bene la gestione dell’attivo e passivo pubblico.

 

Ritiene che il piano possa essere efficace?

Sì, e questo è il suo secondo pregio. Si tratta di una manovra che produce complessivamente l’effetto di abbattere il debito pubblico del 15%, vincolandolo a una tecnica di gestione completamente diversa dell’intero patrimonio pubblico e alla sua dismissione. La terza caratteristica positiva è che permette di diminuire l’onere per gli interessi del debito pubblico.

 

Quali sono invece gli svantaggi del piano “taglia-debito”?

Il primo svantaggio è che si tratta di una manovra estremamente complessa. Quest’ultima risulta necessaria se si vuole mettere mano a una gestione dell’attivo patrimoniale immobiliare pubblico di proprietà sia dello Stato centrale, sia degli enti locali. Il fatto di cui tenere conto è che questi ultimi controllano circa i due terzi del totale. Quando fosse pronto l’apparato tecnico, ciò implica però un consenso necessario a tutti i livelli, e visto lo stato dei rapporti tra centro e periferia si tratta di uno svantaggio non di poco conto. A questo problema se ne aggiunge però un secondo…

 

Quale?