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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Renzi-Berlusconi, "l'accordo" che piace ai mercati

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All’ora di pranzo si virava in frazionale negativo, di fatto però in scia con tutta l’Europa che, tranne Londra, scontava una giornata in cui gli operatori non riuscivano a trovare una direzione e quindi restavano guardinghi: poi, calma piatta sulla parità, salvo chiudere tutti in rialzo. Lo spread, invece, inchiodato: insomma, il rischio Paese questa crisi non lo sconta. Almeno per ora. Io penso che non lo sconterà ancora per un po’, per il semplice fatto che a mio avviso - al di là di riforme e privatizzazioni - l’Europa (leggi la Merkel e Draghi) si aspetta da Renzi una missione: contenere il voto euroscettico in Italia, visto l’enorme successo nei sondaggi della Le Pen in Francia e la tentazione che Silvio Berlusconi potrebbe avere di saltare sul cavallo di Troia dell’euro per dimostrarsi ancora vivo e in sella fino a maggio.

Scossoni, quindi, potrebbero essere controproducenti, soprattutto dopo la querelle Friedman. Non a caso, interpellato ieri sull’evoluzione della crisi politica italiana, il presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, ha dichiarato: «Seguo da vicino gli sviluppi politici in Italia, mi auguro che si insedi il nuovo governo il più presto possibile, la stabilità politica è importante, l’Italia deve migliorare la competitività dell’economia e come ogni Paese deve fare ciò che deve fare». È un enorme gioco delle parti, economico forse prima che politico: da qui a tre mesi ci sono le nomine dei leader di aziende pubbliche, i cosiddetti boiardi di Stato e certe governance pesano più di un ministero.

Ora le carte devono essere messe sul tavolo. Da tutti. E, paradossalmente, l’alleato più fedele su cui può contare Matteo Renzi è proprio Silvio Berlusconi. Non lo dico io, ma molti analisti, a detta dei quali la compatibilità tra i due e l’interesse di Al Jazeera al calcio europeo, che potrebbe includere una partnership con Mediaset per la pay-tv, tengono accesi gli acquisti sul titolo del Biscione a Piazza Affari. L’azione, fin dalle prime battute di ieri, è stata su di giri arrivando a metà mattina al +2,88% a 4,284 euro, dopo aver toccato un massimo a quota 4,32 euro, livello che non vedeva da maggio 2011: calcolando poi che il titolo Mediaset sconta già oggi quasi 1 miliardo di euro di incremento della capitalizzazione di mercato.

Lo so, non è politica, ma conta forse più della politica. Certamente più di certe consultazioni inutili o inutili contrapposizioni: NCD, Scelta Civica, Udc e Popolari per l’Italia sono avvertiti, se non si trova l’accordo, a Renzi conviene sparigliare, fare la leggere elettorale con Forza Italia che non aspetta altro, mettere Napolitano di fronte al fatto compiuto e andare al voto. Se trovano l’accordo, al Senato il gruppo di Forza Italia sarà la stampella del governo, uscendo dall’aula - la classica necessità di andare al bagno di massa - quando servirà abbassare il numero legale: meglio non tirare troppo la corda, quindi, perché la situazione è sì complicata e fluida ma meno di quanto appaia.

Berlusconi ha due obiettivi: mantenere calme le acque per le sue aziende in Borsa e ottenere un buon risultato alle europee, ipotesi che di fatto lo riaccrediterebbe come leader nonostante la decadenza e i servizi sociali, ammesso che arrivino entro il voto. E a Matteo Renzi questo potrebbe non dispiacere. Anzi, potrebbe rivelarsi strumentale se messo alle strette. Quel prezzo dell’oro di cui vi parlavo all’inizio resti un monito: le cose non vanno come mi dicono. Nemmeno per sogno: il nostro spread - e peggio quello spagnolo a 184 - non è lo specchio dei dati macro, in perenne peggioramento. Basta un attimo.


COMMENTI
18/02/2014 - Bentornato! (Giuseppe Crippa)

Molto interessante - e piacevole - rileggere Bottarelli dopo qualche giorno di astinenza nell'inedita veste di notista di politica italiana (oltre che greca). Sono convinto che le sue previsioni in questo campo si riveleranno più azzeccate di altre formulate recentemente in campo economico, quale per esempio quella della prossima diminuzione del prezzo del petrolio.