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SPY FINANZA/ Draghi-Germania, un nuovo scontro si avvicina

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Molti lettori ricorderanno come sul finire dello scorso anno misi tutti in guardia da possibili turbolenze o nette correzioni tra febbraio e marzo: beh, i prodromi ci sono tutti. E un grafico arrivato ieri sulla mia scrivania mi ha dato una conferma in più, oltre che fatto percorrere un brivido sulla schiena. Eccolo più in basso: ci dimostra plasticamente le posizioni “put”, ovvero difensive verso un rischio di downside dei mercati, correzioni, assunte dell’hedge fund di George Soros, non esattamente un novellino, né un’anima candida, nel mese di dicembre 2013. Sono cresciute, trimestre su trimestre, del 154% a quota 1,3 miliardi di dollari: il “filantropo” sa qualcosa che noi comuni mortali non sappiamo? E attenzione, quelle cifre si riferiscono a 45 giorni fa, cosa abbia fatto da allora, come si sia mosso il fondo non è dato a sapersi, visto che non esistono lettere informative agli investitori.

Mi sbaglierò ma temo che si stia sottovalutando - e di parecchio - quanto sta accadendo, presi come siamo dalla nostra ennesima crisi di governo. Come se il nostro destino non dipendesse dai mercati globali ma dalle bizze di qualcuno per un posto di qui o una poltrona di là. Sono molto chiaro: se a marzo l’annuncio di Draghi sarà quello dell’addio alla sterilizzazione degli acquisti di bond, senza un qualche strumento che garantisca una capacità di fuoco progressiva e una rapidità ed elasticità di intervento in caso di test da parte degli speculatori, sul mercato obbligazionario rischiamo davvero un mezzo terremoto. Altrimenti perché mentre le Borse di mezza Europa respiravano sulla parità a inizio pomeriggio, quella di Madrid - nonostante l’asta record - restava ancora a -0,85%? Ma così ha deciso la Bundesbank, scritto nero su bianco nel suo ultimo bollettino mensile, nessun’altra concessione. Una cosa mi chiedo infine e credo sarà il vero, grande argomento dei prossimi mesi: al netto di un quadro macro tale, per quanto ancora l’economia dell’eurozona può reggere un cambio euro/dollaro a 1,38? La Bce DEVE intervenire.

 



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