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SPY FINANZA/ Draghi-Germania, un nuovo scontro si avvicina

Pubblicazione:mercoledì 19 febbraio 2014

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Il mondo è definitivamente impazzito. Intendo quello della finanza, ovviamente. Come saprete, anche intuitivamente, quando accade qualcosa di traumatico - o di converso, di molto positivo - su una piazza azionaria o nell’economia di in un Paese, di solito l’interconnessione finanziaria fa in modo che quell’evento divenga catalizzatore del sentiment generale. Ovvero, se Tokyo chiude in spolvero, di solito l’Europa apre bene e se non arrivano notizie drammatiche, anche Wall Street assorbe la ventata di ottimismo. È la cosiddetta “scia”.

Bene, nella tarda serata di lunedì dalla Cina è giunta la notizia dei primi due default nel sistema bancario ombra, tamponati ma pur sempre accaduti. Wall Street era chiusa ma i futures sono in negoziazione continua, quindi avrebbero dovuto fare da barometro all’evento: crollo? Placidi. Il Giappone, poi, ha aperto ampiamente positivo e chiuso addirittura in rally al +3,13%. Perché? Presto detto: la Banca del Giappone ha confermato “a sorpresa” il volume di acquisti della sua politica espansiva. Sì, ma come tutto il mondo sa, il sistema bancario ombra cinese è un mostro che se traballa squassa tutto: basta l’annuncio della conferma di acquisti a raffica di Tokyo per trasformare Gozilla in Snoopy? Pare di sì.

E l’Europa? Dopo una chiusura così del Nikkei, avrà fatto esplodere i tappi di champagne. No. E sapete perché? Due motivi. Primo, l’annuncio a sorpresa della Banca del Giappone era talmente una sorpresa da essere già prezzato dai mercati. Secondo, a fronte del diluvio di yen che dovrebbe fare la gioia degli operatori, a guastare la festa è bastata una notizia interna all’eurozona. Piazza Affari e le altre piazze europee fin dall’apertura hanno accelerato al ribasso - salvo poi ritracciare nel corso della giornata - dopo che l’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania a febbraio è sceso a piombo, dai 61,7 punti registrati a gennaio a 55,7 punti, mentre gli economisti avevano previsto che il dato restasse invariato. L’indice sulle condizioni correnti è invece salito oltre le attese passando da 41,2 a 50 punti, contro una lettura stimata di 44 punti.

E sapete cosa significa quest’ultimo dato? Che il consensus generale prevede che Draghi a marzo muoverà le truppe, come vi dicevo ieri quando sottolineavo l’irrituale levata di scudi Ewald Nowotny contro la Corte costituzionale tedesca sul programma di acquisto Omt. Ma come? Lo vedremo tra poco. «Le caute aspettative di febbraio sono causate probabilmente da nuove incertezze - spiegano gli economisti dell’istituto Zew - i deboli dati sull’occupazione hanno sollevato la preoccupazione che la ripresa Usa possa perdere slancio», così come suscitano apprensione le recenti turbolenze valutarie nei mercati emergenti. Clemens Fuest, uno degli economisti dell’istituto, ha invitato però a non sopravvalutare il calo in quanto «la maggior parte degli intervistati rimane ottimista». Contenti loro, contenti tutti.


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