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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. La "guerra" di monete che mette in crisi l'Italia

Tra il 2008 e il 2012 l’Europa ha bruciato 300 miliardi di Pil e 500 fra consumi e investimenti. CLAUDIO BORGHI AQUILINI spiega quali sono le cause e le possibili soluzioni

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Tra il 2008 e il 2012, a causa della crisi, l’Europa ha bruciato 300 miliardi di Pil e 500 fra consumi e investimenti. I cali maggiori sono stati registrati in Italia e in Spagna. È quanto risulta da uno studio di Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, intitolato “Unbundling The Great European Recession”. Da quel documento emerge tuttavia che alcuni stati, come Germania e Francia, sulle stesse voci hanno invece avuto variazioni positive. Si avvicinano intanto le elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo che suscitano riflessioni e iniziative sul futuro dell’Europa. Come quella del ministro degli Esteri olandese Frans Timmermans, che di recente ha proposto un’Europa più “leggera”, con più potere agli stati e meno a Bruxelles. Un modello di “sussidiarietà” ispirato alla visione “Europeo solo quando è necessario, nazionale tutte le volte che è possibile”. Un alleggerimento che servirebbe anche a contenere la temuta affermazione degli antieuropeisti più estremisti alle elezioni di maggio. Tuttavia, per Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica di Milano, la via giusta per risolvere i problemi dell’Europa non sarebbe quella. Il perché ce lo spiega in questa intervista.

Quei numeri fanno scalpore, ma il quadro in realtà era già tristemente noto. Cosa ne pensa?

Diciamo che i meccanismi economici ormai sono chiari. Abbiamo passato un po’ di tempo a spiegarli a chi si era distratto. Quello che è successo, e che tuttora sta succedendo, è abbastanza assodato oggi. Quello che occultava i problemi strutturali dell’eurozona è stato l’iniziale eccesso di prestiti ai paesi dell’area debole, dovuto al fatto che la valuta non era più vista come rischio

Il declino è iniziato da lì?

Quell’eccesso iniziale di prestito serviva da tappeto per camuffare quello che realmente stava succedendo a livello sottostante, vale a dire l’indebolimento costante di economie che si trovavano una moneta troppo forte rispetto a quella normalmente considerata.

Qualcuno però ne ha tratto beneficio, no?

Parallelamente abbiamo in effetti assistito a un rafforzamento industriale incredibile per quei paesi che avevano una moneta più debole di quella che sarebbe stata corretta sulla base dell’economia. In pratica i paesi deboli diventavano ancora più deboli, ma questa debolezza veniva camuffata da un eccesso di prestito, di debito, diciamo così, consentito dalla finta stabilità dell’euro. Dall’altra parte i paesi più forti diventavano sempre più forti, e questo eccesso di forza, diciamo così, era camuffato dall’uscita di capitali che venivano prestati. Il risultato è sotto i nostri occhi. Quando alla fine il circolo del debito si è incrinato è emersa la verità. È come se ci fossero state due tappe.

Quali tappe?


COMMENTI
04/02/2014 - la guerra (luisella martin)

Leggendo i commenti ho avuto l'impressione di non essere la sola a non avere capito del tutto le argomentazioni del professore universitario. Quando c'é la guerra, qualunque guerra, anche quella solo di monete, ci sono vittime ed aggressori. Perché la guerra finisca con la pace (e non solo con lo scambio tra vittime e aggressori, quasi tutti inconsapevoli)il popolo deve avere ben chiaro cosa non va, cosa é necessario fare subito perché finalmente "scoppi" la pace. Mi sembra che solo gli addetti ai lavori abbiano capito ciò che é avvenuto in Italia con l'introduzione dell'euro e ciò mi preoccupa molto perché alle prossime elezioni andremo a votare per l'Europa, senza sapere chi votare. Infatti la guerra é una cosa seria e non si sceglie di appoggiare una parte o l'altra solo per simpatia o per abitudine, o per dispetto. Propongo che questi argomenti siano spiegati con disegni, grafici, ideogrammi, vignette, drammatizzazioni (come fanno a scuola i bravi insegnanti) sui giornali e nei salotti televisivi. Se i partiti politici volessero il bene del popolo e non solo il loro, farebbero questo tipo di informazione verso i cittadini anche nelle loro sedi, club o circoli come vogliono chiamarli. In democrazia qualche volta anche dare la canna da pesca, invece del pesce,non basta; bisogna fornire allegato alla canna l'equipaggiamento e un buon libretto di istruzioni!

 
03/02/2014 - la via maestra e la scorciatoia (antonio petrina)

Se la "via maestra" rimane l'UE, la scorciatoia non può essere quella di uscire dall'euro perchè la Germania ha speso 40 miliardi in titoli tossici greci (IL sussidiario,Di Taranto ,29/12/2013) e l'Italia, per scopi mutualistici e senza soldi, ha aiutato con 50 miliardi i Pigs (Il sussidiario ,Deaglio,15/01/2014),aumentando il proprio debito pubblico che però nel terzo trimistre 2013 è calato di o,4% (Eurostat,22/01/2014) e quindi il Premier Letta insite giustamente sulla terza gamba dell'unione è cioè la crescita! Cui prodest uscire dall'euro?

 
02/02/2014 - Sì via da euro ma la vedo dura e Bankitalia? (Carlo Cerofolini)

Condivido l'idea di ritornare alla vecchia lira, però gli italiani dovrebbero essere convinti che questa è l'unica via percorribile per salvarci dalla rovina, e già qui la vedo dura, anche se le prossime elezioni europee potrebbero dare il la, dopodiché sicuramente i partiti seguirebbero. Inoltre poi come la mettiamo con l'avvenuta conversione in legge del DL relativo a Bankitalia, che di fatto non ci rende più - come Nazione - "proprietari" dell'istituto di emissione?