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ALL'ECONOMIA/ Il "tecnico" che serve all'Italia (e a Renzi)

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Per questi motivi, la partita decisiva del nuovo governo si giocherà in quel di Bruxelles, con qualche atout in più. A differenza di quel che è accaduto all’indomani della crisi del 2009, la comunità scientifica si sta convertendo a una lettura critica dell’austerità alla tedesca. La Bce, vinta la partita della sopravvivenza dell’euro (circostanza che attenua per ora i rischi che incombono sul programma Omt dopo il rinvio alla Corte di giustizia europea), sta studiando una terapia anti-deflazione: Non è escluso l’avvio di un programma di acquisti di pacchetti di crediti bancari verso le imprese, da spalmare lungo l’intera eurozona. Dall’Ue filtrano i primi, timidi segnali sulla possibilità di allungare, in chiave anti-ciclica, i tempi dell’aggiustamento dei conti, come già è stato concesso a Francia e Spagna. Ma per conseguire risultati concreti è necessario “vendere” ai partner Ue risultati, non promesse. Senza deroghe rispetto a una strada maestra già seguita da altri paesi.

In sede Ue non viene chiesta una maxioperazione sul debito, vedi patrimoniale o un piano di privatizzazioni mai tentato nella storia finanziaria del pianeta, bensì una correzione di rotta che acceleri il segno più. Per fare questo non è necessario disporre del Mago Zurlì o di Franklin Delano Roosevelt in via Venti Settembre. Né va privilegiato il “tecnico” sul “politico”. A meno che per quest’ultimo non s’intenda qualcuno che vuole far saltare il tavolo degli impegni presi dal Paese in Europa, Unione politica che è anche nostra, mentre il “tecnico” sarebbe colui che obbedisce ai diktat della Merkel.

In realtà, per avere qualche speranza per modificare le scelte comuni europee contro lo strapotere tedesco e correggere una rotta scellerata che sta facendo il gioco anti-euro (poco male) ma anche anti-Europa (un grosso guaio) occorre saper costruire un asse con i paesi con interessi convergenti, Francia e Spagna in testa, pronti a dar retta a un “tecnico” che ispiri fiducia e affidabilità e si presenti con un bagaglio di riforme in linea con il resto d’Europa. Mica perché le riforme, da sole, creino lavoro (semmai, almeno in un primo momento, è vero l’opposto), ma perché sono il biglietto da visita necessario per attivare l’arrivo di capitali, pubblici e privati, condizione necessaria per parlare di ripresa.

Tutto il resto, dalla “politica” come viene vissuta nel Transatlantico a Sanremo, conta poco o nulla. E non si parli di “schiavitù” verso Bruxelles: siamo a metà del volo, non si può scendere a meno che gli altri passeggeri non siano d’accordo con l’atterraggio. Altrimenti possiamo aprire il portellone, ma c’è da fidarsi dei paracadute nostrani?



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COMMENTI
21/02/2014 - Cosa fare? Il Regno Unito indica la via (Carlo Cerofolini)

Per non andare in rovina occorre ridurre fortemente la spesa pubblica (800 miliardi anno), per fare questo ad esempio si potrebbe incominciare a fare ciò che ha fatto il Regno Unito, ovvero licenziare rapidamente mezzo milione di pubblici dipendenti cosa che lì, oltre ad aver dato fiato all’economia, ha pure fatto diminuire significativamente la disoccupazione complessiva. Questo però si è inserito in un contesto in cui il fisco – specie con le imprese – è molto ma molto meno rapace di quello italiano, dove la giustizia è rapida ed efficiente, la burocrazia è amica del cittadino e di chi intraprende e, ultimo ma non ultimo, l’UK non ha l’euro ed ha una Banca Centrale, che a differenza della Bce, può battere moneta. Ciò detto quindi fino a che anche in Italia non ci sarà questo combinato disposto e propedeuticamente nell’Ue non ci sarà una Bce che possa essere prestatore di ultima istanza, non si potrà mai uscire dal cul de sac in cui ci siamo messi, a meno di non uscire dall’euro stesso e riacquistare potestà monetaria, che in definitiva potrebbe essere il male minore ed a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania, che lo sa. Però per fare quanto indicato sopra non siamo attrezzati, a meno che i nostri politici non vengano miracolati andando in pellegrinaggio a Lourdes.