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POSTE ITALIANE/ Una privatizzazione che può danneggiare l’Italia

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I media e le fanfare del caduto Governo Letta hanno evidenziano la bontà dell’operazione: dalla privatizzazione si incasseranno 4 miliardi per il 40% del capitale, un affare! Si potrà ridurre il debito pubblico di pari importo, cioè pagare gli interessi sul nostro debito per appena due mesi, ma è un affare! Ci si deve domandare forse per chi. Non dimentichiamo che la società Poste Italiane - una volta privatizzata - sarà soggetta alle regole capitalistiche di mercato e a quelle del legislatore. Massimizzazione del valore per gli azionisti, profitto, conflitto di interessi, trasparenza e liberalizzazioni saranno il nuovo lessico del management; solidarietà e sussidiarietà verranno confinate.

Con buona probabilità gli azionisti saranno anche banche e assicurazioni, concorrenti di Poste Italiane nel segmento finanziario. Ma cosa succederà fra cinque anni quando scadrà il contratto fra Poste Italiane e Cdp per il collocamento dei Buoni postali, oggi così strategico per la stessa Cassa depositi e prestiti? Se il mercato è libero, altre istituzioni - magari concorrenti, ma azioniste a seguito del collocamento - evidenzieranno un regime di monopolio non più sostenibile perché contro le leggi di mercato della libera concorrenza, viziato con le parti correlate e cioè Cassa depositi e prestiti. Chiederanno e imporranno a Poste di predisporre quindi un bando di gara aperto al mercato, nel rispetto della trasparenza, suddividendosi quindi le quote di mercato. In poche parole, verranno collocati anche i loro prodotti finanziari, i loro buoni postali.

Il rischio è concreto: Cassa depositi e prestiti può trovarsi nelle condizioni di non essere più - come è indicato nel suo oggetto sociale - motore per lo sviluppo del Paese, né ultima istituzione a soccorso della nostra industria, delle nostre infrastrutture. Non avendo più un rapporto esclusivo con la distribuzione e collocamento dei Buoni postali e dei libretti postali non potrà più essere garantita nel funding come ora. Il risparmio postale è attualmente l’ultima isola incontaminata di un Paese di risparmiatori. Sarà una prateria aperta e terreno di conquista di operatori privati italiani ed esteri: dividi et impera.

Quando per Mediobanca - pivot per oltre 50 anni della grande industria privata italiana - iniziò il declino, una volta perso quel legame simbiotico con le banche distributrici dei suoi prodotti finanziari, in un gioco di specchi, declinò la nostra grande industria privata: Montedison, Pirelli, Orlando, Lucchini e Fiat solo per fare qualche esempio. Dopo la privatizzazione di Poste il destino di Cassa depositi e prestiti sarà a rischio e con essa la nostra grande industria pubblica, di conseguenza l’intero Paese: senza industria, infatti, non c’è futuro. Sarebbe forse il caso che il nuovo governo e il suo leader Matteo Renzi meditassero su questa privatizzazione: non sembra - ricordando la recente storia economica finanziaria - nel nostro interesse, nell’interesse dell’Italia.



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COMMENTI
22/02/2014 - Poste italiane (delfini paolo)

Le Poste Italiane tra l'altro producono utili per lo Stato da anni.Sarà l'ennesima fregatura per l'Italia in 20 anni di svendite di pubbliche aziende a cura dei vari governi di centrosinistra, centrodestra e "tecnici" fedeli maggiordomi della troika.Grazie,comunque,per l'interessante e controcorrente articolo.