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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Italia, la "carta americana" per cambiare l'Ue

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Le grandi imprese europee hanno già colto l’opportunità offerta dagli Usa, ma resta il delicato nodo energetico che è incarnato nella relazione “speciale” tra la Germania e la Russia. Il fallimento dei negoziati e dell’attuazione regolamentare del TTIP spingerebbe le forze nazionaliste americane a rilassare l’impegno verso l’Europa, spostando definitivamente l’asse strategico verso il Pacifico. Anche in questo caso i buoni uffici dell’Italia potrebbero sbloccare l’impasse.

Se questo scenario di ricomposizione vedrà la luce lo sapremo nel corso del 2014. Se la disgregazione dell’Unione europea è il male peggiore, anche questo scenario non è scevro da problemi e preoccupazioni. Il certo vantaggio che il volano dell’economia dinamica americana darebbe al continente europeo, in termini di crescita economica e creazione di posti di lavoro, dovrà essere ben soppesato a fronte degli impegni giuridici che tale accordo comporta.

Come già sappiamo dall’esperienza del mercato unico europeo, sono i grandi gruppi industriali e finanziari a costituire il benchmark per creare le nuove regole di una zona di libero scambio. Inoltre, secondo l’autorevole quotidiano britannico The Guardian, le nuove regole includerebbero standard di produzione e di qualità calcate sul sistema americano, oltre a creare dei meccanismi giuridici arbitrali per la risoluzione delle dispute, che eluderebbero il sistema giuridico europeo. In pratica, i paesi europei opterebbero per l’egemonia americana invece di quella tedesca.

Se l’accordo Ue-Usa sarà firmato, come sembra, prima delle prossime elezioni europee del maggio 2014, incomberà alla presidenza italiana dell’Ue il pesante compito di negoziarne l’attuazione, garantendone anche i vari passaggi parlamentari. Coscienti che si tratta comunque di egemonia, si prospetta la rinascita del sogno e la fine dell’incubo.

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