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Economia e Finanza

MATTEONOMICS/ Rai, il test per le privatizzazioni di Renzi

Secondo GIUSEPPE PENNISI, c’è una cartina di tornasole per interpretare il discorso con cui il Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, presenterà il suo programma

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C’è una cartina di tornasole per interpretare il discorso con cui il Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, presenterà il programma. E dire se il nuovo Esecutivo va verso la modernizzazione o è solamente una minestra riscaldata, o una “ribollita” o una “pappa col pomodoro”. L’indicazione se si va verso il nuovo piuttosto che non verso il vecchio rivestito da Prada, la avremo da quello che Renzi dirà in tema di privatizzazioni. Come documentato il 17 febbraio su queste pagine, il programma (peraltro modesto) di denazionalizzazioni annunciato il 21 novembre 2013è in fase di stallo.

Nei giorni scorsi, però, si è visto in un albergo romano Steve H. Hanke. Chi è costui? I suoi titoli includono; Professore di Economia applicata e Direttore dell’Istituto di Economia applicata, Economia internazionale e Imprese alla Johns Hopkins University di Baltimora; Senior Fellow e Direttore del Progetto “Troubled Currencies” (valute malate) al Cato Institute di Washington, D.C.; Senior Advisor alla Renmin University dell’International Monetary Research Institute cinese a Beijing; Special Counselor del Center for Financial Stability a New York; soprattutto è noto come specialista in privatizzazioni. Si devono a lui, tra l’altro, i programmi che hanno portato alla denazionalizzazioni di televisioni e radio in numerosi paesi e un programma per privatizzare la Rai.

Una SpA di Stato per la tv era comprensibile come monopolio tecnico sino all’inizio degli anni Cinquanta. Da allora non lo è più. Tanto meno lo è da quando il digitale terrestre rende possibile centinaia di canali per svolgere “servizio pubblico” in linea con le esigenze dei territori. Non solo per finanziare la Rai si utilizza l’imposta di scopo - il canone - più odiata dagli italiani, ma, voltate le spalle a una funzione sociale e culturale, alla stessa funzione di intrattenimento gli italiani hanno risposto voltando le spalle, come dimostrato dagli ascolti all’ultimo (costosissimo) Festival di Sanremo. La stesse liti tra dirigenti Rai non interessano più nessuno, come mostrato dal poco spazio dedicato all’ultima dalla stampa nazionale.

Può essere il momento di riproporre un’idea che con Steve H. Hanke lanciai (senza grande successo) alcuni anni fa. Visto il tracollo dei conti e degli ascolti, e il vento di novità, ora ha maggiori chance. Nella situazione attuale - ammettiamolo con franchezza - la Rai avrebbe difficoltà a trovare altri acquirenti che non fossero la Croce Rossa, la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas o simili (sempre che l’avessero a prezzo zero e con mani libere nel rimettere in sesto ciò che resta di un’azienda per decenni in monopolio e desiderosa di tornare a essere la sola del settore in Italia, in Europa e - perché no?- nell’universo mondo). Occorre utilizzare immaginazione, esperienza e fegato.