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MAXI-SPILLO/ #matteostaisereno, firmato: i Pm del caso Mps

Nel giorno in cui Matteo Renzi si presenta al Senato per ottenere la fiducia, si torna a parlare dell’inchiesta relativa a Montepaschi di Siena. Il commento di GIANNI CREDIT

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Il primo lunedì dell’era-Renzi, neanche fatto il discorso della fiducia, i Pm di Siena risguinzagliano “tutte le auto” della Guardia di Finanza sulle tracce di un pugno di impiegati-rubagalline del Montepaschi. Dopo mesi di “sonno”, riecco il teorema della “banda del cinque per cento”: il caso Mps - sia chiaro - è un giro di mazzettine minimilionarie di una decina di “mariuoli” alla Mario Chiesa.
Il caso Mps - sia altrettanto chiaro - NON è il peggior crac bancario della storia italiana recente e l’unico fallimento italiano post-Lehman Brothers. Non sta costando allo Stato e ai contribuenti miliardi di aiuti pubblici. Non sta mettendo sulla strada migliaia di bancari del terzo gruppo nazionale. Non sta accentuando il credit crunch in decine di province del Centro-Nord. Non sta contribuendo in modo decisivo alla crisi di fiducia degli italiani nelle loro banche, a cominciare dalla Banca d’Italia che avrebbe dovuto vigilarle meglio. Last but not least: non è neppure il (fortemente) presunto centro di propagazione di illeciti penali giganteschi, fra mercati e governance di una grande società quotata e “cotè” politici assortiti attorno a una Fondazione.

Nulla di nulla: #matteostaisereno. Firmato: i Pm di Siena. Copriamo noi le spalle tue (che per ora sei senza immunità parlamentare) e delle vecchie vacche sacre del Pci-Pds-Ds-Pd che hanno sempre gestito Mps come “cosa loro”. Tu vai pure avanti a tassare i Bot “delle nonne”, ma solo di quelle un po’ ricche. E stai tranquillo: quando avremo finito, ti restituiremo subito le pattuglie della Guardia di Finanza per fare “lotta all’evasione”. E pazienza se i veri colpevoli del caso Mps avranno nel frattempo potuto evadere le loro responsabilità.

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