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SPY FINANZA/ Così Ucraina e Russia possono sconvolgere i mercati

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Non stupiamoci se nella City si comincia a temere - prendendo le contromosse - un epilogo di stampo jugoslavo per la crisi. E l’economia sta precipitando. Le riserve in valuta estera dell’Ucraina sono a livelli minimi, anche perché la Russia ha finora mantenuto a galla il Paese con un prestito da 3 miliardi di dollari, la prima tranche di un bailout da 15 miliardi di dollari in totale, ma gli ulteriori pagamenti sono ora più che mai in dubbio, visto che fin dal giorno della cosiddetta “tregua” Mosca ha detto chiaro e tondo che una qualsiasi concessione ai ribelli contro il legittimo governo di Yanucovich sarebbe stata vissuta come un attacco alla sovranità, atto che bloccherebbe immediatamente il piano di aiuti concesso non più tardi di due mesi fa.

Dal canto suo, la Russia si trova di fronte alla scelta tra subire grandi perdite da un default o spendere sempre di più per sostenere l’economia dell’Ucraina, in un momento nel quale la stessa Mosca è già pericolosamente vicina alla recessione. La produzione industriale si è contratta nel corso dell’ultimo anno e gli investimenti fissi sono diminuiti del 7%: «Pensiamo che la Russia è la più esposta. L’avanzo delle partite correnti è sceso molto bruscamente», ha dichiarato Liza Ermolenko di Capital Economics. La Russia ha quasi 500 miliardi di dollari di riserve in valuta estera - è al terzo posto per l’ammontare di riserve nel mondo - ma queste non possono essere facilmente impiegate in una crisi economica.

Tanto più che la storia insegna e il Paese ha imparato nel modo più duro questa lezione nel biennio 2008-2009, quando un’azione di questo genere generò un devastante effetto collaterale di stretta monetaria: la banca centrale bruciò fino a 200 miliardi di dollari per sostenere il rublo, ma nel processo distrusse parte del sistema bancario russo. Finora la banca centrale è intervenuta con cautela sui mercati dei cambi nelle ultime settimane, ma se il rublo crolla può sentirsi tentata di andare oltre: «Pensiamo che una simile difesa potrebbe diventare molto costosa per l’economia russa», ha reso noto Danske Bank in una nota.

Forse chi fomenta la piazza in Ucraina punta proprio a questo, costringere Mosca a esporsi a tal punto da pagare le conseguenze a livello di economia interna: non sarebbe la prima volta che si utilizza la reazione a catena per colpire qualcuno. A oggi la Russia è pressoché sfuggita alla prima ondata della crisi dei mercati emergenti - acuta invece per paesi come Turchia, Sudafrica e Brasile con ampi disavanzi correnti - ma ora è divenuta l’epicentro della crisi, scontando come catalizzatore non tanto e non solo la realtà macro all’interno dei Brics, bensì le preoccupazioni che si riverberano dalla variabile geopolitica tutta interna. Solo quest’anno, inoltre, il rublo si è già svalutato del 10% contro il dollaro e molti specialisti di economia macro stanno cominciando a descrivere quello ex-sovietico come un caso da manuale di “malattia olandese”, ovvero basato sull’eccessiva dipendenza economica da petrolio e gas a discapito della produzione manifatturiera.

Come scrissi qualche settimana fa, anticipando il fatto che il risiko ucraino potesse in realtà tramutarsi in una mossa geopolitica per mettere in scacco - o quantomeno indebolire molto - Vladimir Putin, il break-even petrolifero è vitale per il mantenimento dell’equilibrio della bilancia commerciale russa: esso richiede prezzi del greggio sopra i 110 dollari - per l’esattezza 117 dollari, il punto di equilibrio perfetto -, lasciando così Mosca fortemente vulnerabile a un eventuale forte aumento della produzione da Iran, Iraq e Libia che quest’anno porti a un drastico calo dei prezzi, ipotesi che pare all’orizzonte sul medio termine.


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COMMENTI
25/02/2014 - Lungimiranza (Vittorio Cionini)

L'analisi di Bottarelli è come sempre lucida, documentata e realistica. Concordo sulla pragmatica preoccupazione per i flussi di gas piuttosto che per i meriti e i destini della bionda di turno. Ma non capisco perché si preoccupa del riscaldamento del prossimo inverno. Questo non è ancora finito e può succedere di tutto da un momento all'altro. Vittorio Cionini