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SPY FINANZA/ Così Ucraina e Russia possono sconvolgere i mercati

Pubblicazione:lunedì 24 febbraio 2014

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Oltretutto la crisi ucraina sta avvenendo in un contesto di già elevato stress per i mercati emergenti, con la Federal Reserve e la Banca Centrale cinese impegnate in politiche monetarie più restrittive, la prima nel contesto del “taper”, la seconda per tamponare la bolla del credito e l’enorme massa di liquidità fuori controllo del sistema bancario ombra, il quale la settimana scorsa ha conosciuto i suoi primi due default controllati. Nemmeno a dirlo, questo tipo di politiche impone a una serie di paesi di contrarre simultaneamente per cercare di sostenere le loro valute, questo però in un contesto di rallentamento già avviato dello loro economie.

Il Fondo monetario internazionale ha detto in un rapporto per il vertice del G20 di questo fine settimana che i problemi dei mercati emergenti sono il rischio più critico per la ripresa globale, avvertendo che una tripletta di «deflussi di capitale, tassi di interesse più elevati e forte deprezzamento della moneta potrebbe innescare una crisi del debito delle società». Société Générale ha reso noto in un nuovo rapporto che nel corso degli ultimi 20 anni i mercati emergenti sono cresciuti dal 18% della produzione mondiale al 40%, il che significa che un vasto sconvolgimento in questi paesi oggi avrebbe «conseguenze molto maggiori per l’economia globale». Tant’è che Société Générale ha reso noto come una prosecuzione a oltranza della politica cinese di contrazione avrebbe pesanti conseguenze per gli esportatori di materie prime e ha consigliato i clienti di prepararsi quest’anno a un crollo nei titoli azionari dei mercati emergenti del 30% o più. Insomma, uno scenario nello scenario.

Ora, non mi appassionai alle cosiddette “primavere arabe”, quindi figuriamoci se riesco a parteggiare per un colpo di Stato esogeno alle porte dell’Europa. Yanucovich era ed è certamente un despota, ora le immagini della sua reggia da mille e una notte lo stanno dipingendo agli occhi del mondo come un satrapo affamatore di popolo, ma attenzione: chi sono i ribelli in passamontagna che puntano a sostituirlo? Chi ha guidato la protesta? Chi ha fatto arrivare armi da guerra in piazza, armi da squadre speciali e non in dotazione a polizia o esercito ucraino? E la stessa Tymoshenko, è il fiore di campo che la pubblicistica liberal ci dice o, semplicemente, niente’altro che il frutto legittimo della stagione degli oligarchi, con tanto di condanne per malversazione, che ha avuto l’unico merito di saper scendere dalla giostra del potere un minuto prima degli altri e riciclarsi come pasionaria? Vi invito a leggere attentamente il suo curriculum, dagli studi in economia al matrimonio con un alto papavero dell’allora partito comunista alla guida della principale azienda energetica di Stato: avrete delle belle sorprese.

Certo, il popolo ucraino ha il diritto di autodeterminarsi nelle sue scelte politiche interne, ci mancherebbe ma io ho - e mi piacerebbe, l’intera Europa - il sacrosanto diritto/dovere di preoccuparmi per chi andrà a gestire, in un futuro molto prossimo, la situazione che vedete graficizzata qui sotto. Lo so, sono poco idealista e romantico. Ma per quello potete comprare “Repubblica” o “Internazionale”: io tendo a dire le cose come stanno e a preoccuparmi che non mi arrivi il gas il prossimo inverno.

 



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COMMENTI
25/02/2014 - Lungimiranza (Vittorio Cionini)

L'analisi di Bottarelli è come sempre lucida, documentata e realistica. Concordo sulla pragmatica preoccupazione per i flussi di gas piuttosto che per i meriti e i destini della bionda di turno. Ma non capisco perché si preoccupa del riscaldamento del prossimo inverno. Questo non è ancora finito e può succedere di tutto da un momento all'altro. Vittorio Cionini