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SPY FINANZA/ Così Ucraina e Russia possono sconvolgere i mercati

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Dunque, il presidente ucraino Yanucovich ha abbandonato Kiev per una città orientale del Paese dopo aver tentato di raggiungere la Russia, la pasionaria Yulia Tymoshenko ha lasciato il carcere dopo due anni e mezzo di prigionia e mentre ancora il mondo si batteva la spalla per l’accordo farsa dell’altro giorno, il Parlamento di Kiev votava a grande maggioranza - 328 sì su 450 - per la rimozione del presidente e per l’indizione di elezioni anticipate il 25 maggio prossimo. Nel frattempo i ribelli, dichiaravano di aver conquistato il controllo della capitale, nei fatti scatenando le ire di Mosca. Attraverso il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, i russi chiedevano prima a Germania, Francia e Polonia di intervenire sull’opposizione, la quale non avrebbe adempiuto alla propria parte di obblighi previsti dalla tregua e poi denunciavano come la stessa opposizione «minaccia la sovranità e l’ordine, essendosi posta al traino degli estremisti». Insomma, se non è il caos, poco ci manca.

Ma come stanno reagendo i mercati a questa situazione? «Questa è improvvisamente passata dall’essere una storia nazionale ucraina a uno scontro geopolitico», ha dichiarato Lars Christensen, di Danske Bank, ricordando come il rublo russo sia sceso al minimo record contro l’euro, con il contagio che negli ultimi giorni ha raggiunto la Polonia, l’Ungheria e la Romania. «I movimenti in Russia sono molto simili a quelli verificatisi durante la guerra in Georgia, nel 2008. I mercati stanno scontando il rischio di un intervento russo», ha proseguito Christensen, lasciando aperto lo spettro di un qualcosa di peggiore. Per Regis Chatellier di Société Générale vi «è un alto rischio che l’Ucraina possa dichiarare default sul proprio debito sovrano di 60 miliardi di euro, innescando uno shock del credito per le banche russe». Sberbank e VTB sono entrambe grandi detentrici di obbligazioni ucraine e verso la metà della scorsa settimana, spaventata dalle prime bank-run, la prima ha congelato la possibilità di prelevare denaro dalle proprie filiali nel Paese. Ma non solo, fondi obbligazionari dei mercati emergenti globali - già in crisi per il “taper” della Fed - detengono il 3% del loro portafoglio in debito ucraino.

Per Chatellier, «le ricadute di un default ucraino sarebbero significative, anche se non di tipo sistemico». Ma c’è di più. La decisione della scorsa settimana della roccaforte nazionalista ucraina di Lvov di dichiarare l’indipendenza da Kiev, di fatto del tutto formale, ha alzato la posta, creando un clima di volatilità, poiché l’ipotesi che va profilandosi è che l’Ucraina sia sull’orlo della divisione in due del Paese, una secessione basata interamente sulla lingua, con la popolazione russofona nella parte orientale del Paese e quella maggiormente legata all’Est Europa in quella occidentale, come ci mostra questa mappa.

 



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COMMENTI
25/02/2014 - Lungimiranza (Vittorio Cionini)

L'analisi di Bottarelli è come sempre lucida, documentata e realistica. Concordo sulla pragmatica preoccupazione per i flussi di gas piuttosto che per i meriti e i destini della bionda di turno. Ma non capisco perché si preoccupa del riscaldamento del prossimo inverno. Questo non è ancora finito e può succedere di tutto da un momento all'altro. Vittorio Cionini