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IDEE/ Se l’Esselunga può aiutarci a fare leggi migliori

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Il legislatore pubblico stabilisce leggi, un diritto specifico e dedicato su cui costruisce sistemi di selezione, valutazione, appalto, diritti e regolamenti che in una certa misura cerca di diffondere anche nel settore privato, in alcuni casi obbligandolo a seguire regolamenti, procedure di accreditamento e così via. Tutto bene se non che il settore pubblico, almeno in Europa, si è avvantaggiato di avere risorse abbastanza illimitate (grazie a un’elevata tassazione), per offrire servizi non sempre percepiti in modo corretto dal cittadino, se non spesso ritenuti di scarsa qualità.

Un esempio di questo argomento è l’Epso, struttura di selezione per l’Ue caratterizzata da un elevatissimo formalismo, ma non, a mio giudizio, da grande efficacia, o l’Ena, scuola di formazione della classe dirigente della Pa francese, che anche in Italia viene vista come un modello da seguire. Questi modelli sono efficienti? Funzionano anche con risorse “scarse” o nel privato? O la loro applicazione porta via molto tempo e risorse e le distrae dal vero fine di dare un servizio al cittadino? Siamo sicuri che come esempio di organizzazione su cui modellare il sistema di leggi, processi e procedure non siamo meglio prendere ad esempio l’Esselunga, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, il Club Med o General Electric per citare alcuni esempi molto diversi, ma di successo?

Credo che le regole dello Stato e delle organizzazioni si debbano basare su esperienze di successo in cui in condizione di “scarsità” di risorse si sono dati dei servizi di buona qualità e ricevuti con soddisfazione dal cittadino. Queste esperienze in ambito privato o pubblico - per esempio, nella sanità - sono facilmente rintracciabili e su queste va costruito un sistema di leggi e procedure. Tale prassi è probabilmente più diffusa nei paesi di matrice anglosassone che non di derivazione europea - dove non esiste una separazione così netta tra pubblica e privato - ed è uno dei punti di competitività che sta portando risorse e persone in quel sistema a danno della nostra situazione economica e sociale.

Il nuovo sistema, basato su buone pratiche, dovrebbe contenere leggi e regolamenti semplici, brevi, senza troppi rimandi di legge e facilmente traducibili anche in una lingua straniera. In questo modo l’obiettivo sarebbe di stabilire obiettivi di risultato per individui e amministrazioni che siano comprensibili e presentabili in modo chiaro all’esterno. Per implementarlo si potrebbe riprendere la proposta contenuta in “Meritocrazia” (Garzanti, 2008, Roger Abravanel) di costruire una “delivery unit” di 1000 nuovi leader nella Pa identificati tramite una selezione pubblica che permetta a interni ed esterni di partecipare.



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