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FINANZA/ Sapelli: l'Italia di Renzi in mezzo al guado

Pubblicazione:mercoledì 26 febbraio 2014 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 26 febbraio 2014, 11.01

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Mi ha fatto una certa impressione leggere che all’ultima riunione di Sidney del G-20 il ministro dell’Economia del governo conservatore di Tony Abbott, l’ultraliberista Johnny Hockney, ha lanciato il grido d’allarme che suonava a mo’ di monito nei confronti della Federal Reserve americana in merito ai rischi che potrebbero correre le economie dei paesi emergenti se il programma di Quantitive easing giungesse al termine. Il nuovo governatore della Fed, la prof. Yellen, si è subito affrettata a smentire qualsiasi ipotesi di frenata troppo brusca. Dall’Australia, insomma, emerge chiaramente che le istituzioni dell’economia mondiale hanno intrapreso un nuovo corso. Le politiche di austerità fondate sul timore dell’inflazione devono lasciare il passo a un complesso di politiche economiche volte a scongiurare la deflazione.

Di questo nuovo corso abbiamo innumerevoli segni a livello internazionale. E non mi riferisco solo alla nuova politica che ho già più volte citato della Banca centrale giapponese e di quella del Regno Unito, ma soprattutto ai segnali che vengono dal mondo delle classi politiche internazionali, specie dalla famiglia politica che nel decennio Novanta del Novecento si era messa alla testa del processo di liberalizzazione, di privatizzazione, di finanziarizzazione dell’economia mondiale. Mi riferisco naturalmente all’internazionale socialista e al suo più importante compagno di viaggio, ossia il Partito democratico nordamericano guidato dall’ineffabile Clinton.

Mi ha fatto un certo effetto leggere su uno dei più importanti giornali di Murdoch, il Sunday Times, che il consiglio più prezioso da dare a Ed Miliband e al suo nuovo partito laburista (nuovo rispetto a quello di Blair ultrafinanziarizzato e ultraliberista) è “Hug the banker”, ossia abbracciare un banchiere, cioè tornare alla vecchia politica ultraliberista e ultrasregolatrice. Da questo punto di vista le recenti dichiarazioni del candidato del Pse alla Presidenza del Consiglio europeo, il tedesco Martin Schulz, mi sono anch’esse sembrate molto rivelatrici quando sottolinea la necessità non più di puntare sull’austerità ma sulla crescita e di farlo rapidamente e senza indugi pena la decadenza europea.

Il nuovo corso sta avendo i suoi effetti. E da questo punto di vista va segnalato il fatto che il neo primo ministro italiano, Matteo Renzi, ha con chiarezza dichiarato che la collocazione intereuropea del suo Pd sarà quella del Partito socialista europeo. Dichiarazione notevole e liberatoria se si pensa che a farla è un cattolico convinto come Renzi.


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COMMENTI
27/02/2014 - reagisco scusate ma sono stanco, a fine giornata, (Emilio Colombo)

poi leggo e vedo tutta qs enfasi sul lavoro che deve essere rivalutato rispetto a....tutto quanto (e non dettaglio, le rendite, ecc. alla speculazione, ecc.) ma mi pare che tra gente che finanzia startup/per, venture capitalist, angel capitalist, svimez, sviluppo qui e là, agenzie per l'innovation, fondi sovrani che si dirottano qua e là, salari minimi garantiti, diritti acquisiti a prescindere dall'importo della pensione, banche che ti inseguono per proporti leasing...MA ALLA FINE C'E' QUALCUNO CHE LAVORA E PRODUCE O QUEI POCHI DEVONO SOLO PAGARE IL CONTO? non è che si comincia a dire che chi lavora si tiene più soldi (vedano lorsignori come) e poi vediamo?

 
26/02/2014 - entrata in vigore salario minimo in Germania (GUIDO PARCHI)

E basta con questi effetti - annuncio! L'aumento del salario minimo in Germania entrerà in vigore solo da inizio 2016... diciamola tutta, almeno.