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SPY FINANZA/ La mano "invisibile" di Renzi nelle tasche degli italiani

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E i nostri soci iberici? Ieri anche il Tesoro spagnolo ha collocato titoli a tre e nove mesi per un totale di 3,06 miliardi di euro, registrando un deciso calo dei rendimenti. Nel dettaglio, sono stati collocati buoni a tre mesi per 890 milioni di euro a un tasso dello 0,170%, da confrontare con lo 0,343% dell’asta precedente e buoni a nove mesi per 2,17 miliardi di euro, con un tasso sceso dallo 0,655% allo 0,457%. Bene la domanda pari a 3,7 volte l’offerta (5,2 nell’asta precedente) per i titoli a tre mesi e a 2,4 volte l’offerta (2,2 nell’asta precedente) per quelli a nove mesi. Altra Svizzera, col tasso di disoccupazione più alto dell’Ue dopo la Grecia e le sofferenze bancarie al 13% del totale. Oggi sarà la volta dei Bot semestrali, offerti per 8,5 miliardi, mentre domani sarà il turno del medio-lungo termine, con un’offerta compresa tra 7 e 9 miliardi, comprensiva del nuovo decennale. E sgombrando il campo dalle ironie, Matteo Renzi non c’entra: qui ormai il mercato obbligazionario sovrano va con il pilota automatico, della realtà macro dei Paesi se ne frega bellamente.

Per quanto ancora, però? Molto dipende da fattori esogeni: il rallentamento della Cina e i suoi guai con il sistema bancario ombra, tali da far intervenire ieri la Banca centrale che ha svalutato lo yuan al massimo da venti anni a questa parte, la gestione da parte della Fed del “taper” a fronte di dati macro Usa abbastanza da mani nei capelli (rallentamento del mercato immobiliare confermato ieri dal dato Case Shiller, declino della produzione industriale, crollo della fiducia del consumatori e netto calo della vendita di auto), lo svilupparsi della crisi dei mercati emergenti e non ultima la questione ucraina, con Kiev che sta per aprire le porte al Fmi su pressioni Usa e britanniche e il rischio sempre più concreto di una seria destabilizzazione dell’economia russa.

Ma poi mi chiedo, nessuno ha sentito suonare un campanello d’allarme sentendo parlare Matteo Renzi al Senato? Al di là del fatto che ha enunciato un programma economico il cui costo varia tra i 100 e i 120 miliardi di euro, nessuno ha avuto il piacere di sentire parlare di una singola voce di copertura di quelle spese, se non l’utilizzo differente rispetto al passato della Cassa depositi e prestiti. La quale, cari lettori, non è una banca privata particolarmente generosa, quasi etica ma l’insieme dei risparmi postali dei cittadini italiani, ovvero i soldi depositati presso sportelli delle Poste dai cittadini-contribuenti. I quali, magari, saranno anche felici che il governi paghi in modo “to-ta-le” i debiti della Pubblica amministrazione alle imprese, ma siamo sicuri che festeggeranno sapendo che questo verrà fatto con i loro risparmi? Non sentite puzza di prelievo forzoso sotto mentite spoglie? Oltretutto, per utilizzare la Cassa depositi e prestiti come un bancomat - o come una nuova Iri, fate voi - occorre cambiarne lo statuto: lo farà il governo? In Parlamento? Lo farà per decreto, magari una furbata come quella che accorpò Imu e decreto Bankitalia, sfruttando il vulnus offerto dall’interpretabilità del cosiddetto requisito di urgenza?

Direte voi, va bene “il nuovo che avanza”, ma se tocca i depositi postali, anche il buon Renzi si ritrova le barricate. No, se a fronte dell’utilizzo di quei fondi - che so - emette obbligazioni con garanzia governativa come collaterale a tutela dei correntisti: i quali si troveranno con della carta da parati a garanzia formale dei loro risparmi, ma con lo spread basso e le aste piene, l’inganno del grande affare sarà perfetto. In compenso, magari, lo Stato tasserà quei titoli non più al 12,5% ma magari al 15%, facendo altra cassa. Non vedo altro modo per poter agire, stante i forzieri vuoti dello Stato, non da oggi - il primo a gridare che il Re era nudo fu Tremonti nel 2011 - e la necessità per il nuovo governo di fare qualcosa di concreto e in fretta: solo per la questione debiti della Pa, siamo nell’ambito di circa 70 miliardi di euro (pregressi, più quelli che stanno divenendo e crescendo come debiti in questo momento), a fronte di un Paese che ha dovuto fare i salti mortali per trovare 3,5 miliardi per evitare il pagamento dell’Imu.