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VATICANO E FINANZA/ Il Motu proprio e il "golpe" economico di Francesco

Papa Francesco ha costituito, con il Motu proprio "Fidelis dispensator et prudens", una nuova struttura di coordinamento per gli affari economici della Santa Sede. PADRE BROWN

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Con il Motu Proprio il Papa ha istituito un Consiglio per gli aspetti economici della Chiesa, in pratica una sorta di ente di supervisione. Di cui però mancano ancora gli statuti, ovvero l’aspetto attuativo, che il Santo Padre dovrà approvare.

Domandiamoci: quali sono innanzitutto gli obiettivi? Gestire i beni della Chiesa per la sua missione di evangelizzazione in relazione al bene comune e ai bisognosi. Ma l’obiettivo di questa istituzione non è soltanto gestire bene. Il Papa ha chiaramente definito che si tratta di gestire consapevolmente i beni, alla luce però della missione di evangelizzazione della Chiesa, con speciale attenzione ai bisognosi. Quindi in relazione al bene comune.

I beni della Chiesa – dice il Papa – non servono solo all’evangelizzazione, ma servono anche al sostegno dei bisognosi. Questo è molto interessante, perché il Papa poteva limitarsi al sostegno dell’evangelizzazione, invece specifica con particolare premura che quei beni devono servire i bisognosi e sono da usarsi in relazione al bene comune. Poteva considerarlo implicito, invece lo ha esplicitato.

Il Motu Proprio istituisce un organismo di 15 membri, 8 porporati e 7 personalità esperte di varie nazionalità e competenze, che risponde al Santo Padre. Una delega, in pratica. Con essa il Santo Padre avoca a sé la supervisione di quello che farà questo Consiglio.

Cosa farà questo organismo? Primo, deve anzitutto attuare un controllo economico e di vigilanza. Secondo, deve vigilare sulle procedure e le politiche relative agli acquisti. Attenzione, agli acquisti – qui evidentemente si rifà al Governatorato e alla famosa vicenda di Viganò – e all’allocazione delle risorse umane nel rispetto delle competenze. In poche parole: non dice che deve stabilire una strategia per fronteggiare i problemi economici.

Questo punto è molto importante. Ci si poteva aspettare un "ministero dell’economia" che stabilisse innanzitutto come reperire le risorse e come distribuirle per far fronte a tutti i problemi che in questo momento anche il mondo cattolico sta attraversando, con le nuove povertà, ecc. Per adesso non si tratta quindi di un vero e proprio ministero dell’economia, anzi non lo è affatto. È un organo di controllo e di supervisione. Cioè non prende le decisioni di carattere strategico e operativo; le supervisiona.

Questo vuol dire che c’è qualcun altro che deve prendere queste decisioni. Ma nel documento non si dice chi. Ora, il Motu Proprio non lascia immaginare che si devono affrontare quei problemi economici che tutta la Santa Sede deve affrontare. Fino a ieri chi dava i contributi alla Chiesa? Li dava il mondo occidentale, ex mondo ricco. E dove andavano quei valori raccolti? Oltre al mantenimento delle strutture della Chiesa, venivano trasferiti ai bisognosi. Dal mondo occidentale venivano cioè travasati nel mondo povero. Oggi però il mondo occidentale è diventato povero e paradossalmente è diventato un po’ più ricco quel mondo che un tempo era povero.


COMMENTI
27/02/2014 - La famiglia umana (luisella martin)

Anche nelle famiglie ci sono periodi in cui si riempiono i granai e periodi i cui si svuotano. Lo Stato Del Vaticano è libero, pacifico e misericordioso perché così lo ha pensato il suo Fondatore, il Re! Per quanto attiene a ciò che fa l'amministratore di turno, credo che egli abbia carta bianca e vi sono passi del Vangelo che confermano questa mia idea. Diversa é la situazione degli stati mondiali, i quali necessitano di elezioni e costituzioni per evitare lotte e guerre fratricide. Naturalmente il nemico c'é anche nel Vaticano, ma lì é costretto a nascondersi, magari sotto le vesti di un porporato ... che viene prima o poi smascherato! E'questo il significato delle parole "Non prevalebunt" scritte sull'Osservatore Romano?