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SPY FINANZA/ Italia, il "gioco d'azzardo" che piace agli speculatori

Pubblicazione:giovedì 27 febbraio 2014

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Missione compiuta. Ieri il Tesoro italiano ha collocato Bot a sei mesi per 8,5 miliardi di euro, con il rendimento sceso allo 0,455%, nuovo minimo dall’introduzione dell’euro: martedì in chiusura sul grey market il titolo dava un’indicazione di rendimento pari allo 0,469%. Durante il collocamento di Bot semestrali dello scorso gennaio il rendimento si era attestato allo 0,59%. Stabile la domanda, pari a oltre 1,4 volte l’offerta. In compenso, sempre ieri si è registrata ancora un’asta “tecnicamente non coperta” per la Germania. Il Tesoro tedesco ha infatti collocato nuovi Bund, scadenza agosto 2046, per 2,438 miliardi a fronte di un importo offerto per 3 miliardi e richieste per 2,794 miliardi: il rendimento medio si è attestato al 2,53%.

Oggi sarà il turno del medio lungo, quando il Tesoro italiano collocherà tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro in Btp a 5 anni e tra 3,5 e 4 miliardi di euro nella nuova linea decennale. E questa mattina c’è chi si attende il colpaccio: per il nuovo titolo, che avrà cedola 3,75%, si calcola infatti un rendimento in asta pari o inferiore al 3,68%, ovvero lo yield più basso dalla fine del 2005. Questo, nonostante il nuovo governo continui a discutere su un aumento della tassazione delle rendite finanziarie, con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, cauto sul trattamento fiscale applicato ai Bot, ma non certo avvezzo a una chiusura totale sulla rimodulazione delle aliquote: «C’è spazio per un aumento delle rendite finanziarie, non direi sui Bot ma sulle rendite finanziarie pure per abbassare il costo del lavoro. L’Italia ha la tassazione sul lavoro più alta d’Europa e ha una tassazione sulle rendite finanziarie tra le più basse». “Non direi sui Bot”: speriamo, ma resta il fatto che a ogni piè sospinto da Palazzo Chigi si fa notare che l’aliquota italiana sui titoli di Stato è oggi al 12,5% contro la media europea del 25%. Vedremo.

Dunque, quale morale dobbiamo trarre da questi due dati? Semplice, l’Italia è attrattiva per gli investitori e la Germania no. Questione di rendimenti? Di modalità risk-on per gli investimenti? Per le prospettive di crescita? Il problema, a mio avviso, è che in circolazione c’è ancora troppa liquidità scadente e in eccesso, quindi si sale in giostra per ottenere il massimo di rendimento, lasciando parcheggiati i beni rifugio per tempi peggiori. Il problema è uno solo: quando arriveranno i tempi bui? Quanto potrà spingersi ancora questo rally?

Mettiamo le cose in prospettiva, ovvero facciamo parlare le cifre. A Londra in questi giorni c’è eccitazione attorno all’indice Ftse 100, su dell’1,3% da inizio anno e a detta di alcuni pronto a sfidare i massimi del 1999, quando toccò i 6930 punti. Noccioline. Basta prendere i dati della Russell Investment, un’azienda di asset management tra le più famose al mondo, usciti freschi freschi l’altro giorno per rendersi conto che i soldi veri stanno altrove. Dove? Portogallo, Italia, Irlanda e Grecia. Già, la rivincita dei Piigs, le cui piazze finanziarie sono le top performers europee del 2014. La Russell Investment, infatti, gestisce fondi dedicati agli indici specifici della varie nazioni, che tracciano le performance dei relativi mercati azionari. E volete sapere chi sta facendo fare affari d’oro agli investitori da inizio anno? L’Aex di Atene, con un rotondo +9,4% dal 1° gennaio a oggi, poi il Psi 20 portoghese con un +8,5% e il Ftse Mib con un bel +8,3%. Segue la Spagna con l’Ibex 30 ancora a un più scarso ma sempre positivo +2,3%.


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