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FINANZA/ Btp, la "brutta sorpresa" nel calo record dell'Italia

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Data la missione della Bce di mantenere l’inflazione poco sotto il 2%, la situazione ideale dovrebbe prevedere un tasso di crescita dei prezzi attorno al 3% in Germania e attorno all’1% in Italia e Spagna. Al contrario, rischia di restare molto bassa sia al centro che alla periferia d’Europa. Uno studio di Citigroup rileva che la Germania resta troppo timida: i salari crescono troppo poco, nonostante la situazione di pieno impiego, così come i consumi interni. Per paradosso, la struttura del mercato del lavoro, così imperniata sul lavoro flessibile, fa diga contro l’aumento delle retribuzioni già compresse dal ruolo dell’emigrazione. La finanza pubblica, concentrata sull’obiettivo del surplus di bilancio, non svolge certo un ruolo espansivo.

In questa cornice, secondo molti osservatori, l’Europa corre il rischio di finire in deflazione, la condizione peggiore per i debitori. È un pericolo reale, ovvero l’altra faccia del calo dei tassi su Bot e Btp. Attenti a celebrare il trend, che tra l’atro non dipende quasi per niente dalle evoluzioni della politica nostrana, senza tener presente che, come sosteneva Keynes, “in economia non conviene esser troppo virtuosi”. I tassi bassi sono una bella cosa se non si accompagnano a tassi di crescita ancor più bassi. Soprattutto se non si sfrutta la congiuntura per rimuovere i vincoli, anche psicologici, alla voglia di ripresa.

L’ad di Banca Intesa, Carlo Messina, ha appena dichiarato che la banca è pronta a mettere a disposizione delle imprese che abbiano progetti sostenibili 150 miliardi nei prossimi quattro anni. Una cifra importante, anche troppo vista l’attuale tendenza. Non a caso, da un primo sondaggio, è emerso che solo una minima parte di rimborsi della Pubblica amministrazione alle imprese è finito in investimenti. Gli imprenditori, com’era prevedibile, hanno pagato debiti e salari arretrati oppure hanno rimpolpato le riserve preziose in una congiuntura ancora difficile.

Insomma, gli animal spirits del capitalismo nostrano stentano a riprendersi. E la scossa, oltre che da palazzo Chigi, deve venire da Francoforte.



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