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FINANZA/ Draghi-Germania, la nuova "guerra" che vale la ripresa

Pubblicazione:lunedì 3 febbraio 2014

Mario Draghi e Angela Merkel (Infophoto) Mario Draghi e Angela Merkel (Infophoto)

Alla fine del 2013 l’inflazione nell’Eurozona è calata fino a sotto l’1% e le stime correnti la prevedono salire allo 1,1% nel 2014 e allo 1,3% nel 2015. Che i prezzi non salgano è percepito come un beneficio, in particolare da chi ha redditi fissi, ma un po’ di inflazione è salutare per l’economia: l’attesa di prezzi crescenti induce a comprare ora, sostenendo i consumi, mentre quella di prezzi decrescenti tende a posticipare gli acquisti così deprimendo i consumi stessi e la crescita.

Infatti, la Bce ha come obiettivo di inflazione “sana” il 2% annuo. In teoria, ora la Bce dovrebbe attuare una politica monetaria espansiva per correggere il rischio di deflazione e riportare le tendenze 2014/15 verso il 2%. Infatti, il mercato si aspetta che tale manovra cominci giovedì prossimo. Ma è incerta l’intensità.

Il rischio di deflazione - depressione economica - non appare così elevato da richiedere reflazioni massive d’emergenza. Inoltre, parte della riduzione dei prezzi è dovuta al non aumento contingente dei costi energetici che è fenomeno volatile. Pertanto, a prima vista, la “prudenza monetaria” suggerirebbe stimolazioni solo minime. Ma c’è un problema sistemico. I governi dell’Eurozona non sembrano in grado di spingere la crescita attraverso strumenti di politica economica, in particolare fiscali e di bilancio: le riforme di efficienza implicano dissensi che i governi desiderano minimizzare in vicinanza della “conta” che vi sarà alle elezioni europee di maggio.

Un po’ di stimolazione per via politica ci sarà in Francia e Germania, ma sarà poca. In Italia avrà la forza solo di interrompere il ciclo recessivo, ma non di sostenere una vera ripresa. Quindi l’Eurozona è destinata alla stagnazione nel prossimo biennio. Ciò implica che il rischio di deflazione, pur ora non grave, potrebbe diventarlo tra poco. Tale ipotesi è sostenuta dal fatto che le precedenti stime di inflazione da parte della Bce sono risultate, recentemente, sbagliate: il calo è stato superiore alle previsioni.


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