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NAPOLITANO/ La tripla sfida a Germania e Italia

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Giorgio Napolitano al Parlamento europeo (Infophoto)  Giorgio Napolitano al Parlamento europeo (Infophoto)

Cominciamo dal concreto, la crisi e l’austerità. Per superare l’ossessione rigorista senza ricadere nella sindrome della cicala, non si tratta di mettere in campo un ricettario accurato di misure da prendere, ma di recuperare la fiducia reciproca e concordare le politiche economiche. Tutte, quelle dei paesi in deficit e quelle dei paesi in attivo, quelle dei forti come quelle dei deboli. È il contrario di quel che si è fatto nel fatidico 2011 in cui l’euro stava per saltare. Perché allora la crisi è stata tamponata con l’imposizione da parte della Germania della stessa ricetta a paesi che avevano bisogno di un mix di pillole diverse, adeguate alla propria diversa sintomatologia. Il risultato è che l’area euro è precipitata nella deflazione dei prezzi e nella stagnazione dei redditi.

Da quel momento l’Europa s’è allontanata dal sogno spinelliano modellato sul federalismo all’americana. Gli Stati Uniti hanno lasciato il passo agli Imperi Centrali, il consiglio dei capi di stati e di governo è diventato come la Dieta di Ratisbona dove i principi venivano premiati o puniti dall’Imperatore. Pochi ricordano che nel 2011 caddero ben cinque governi (Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia e Spagna), tutti quelli che non avevano ancora ingoiato l’amara medicina. Un europeista che voglia rilanciare il grande sogno deve cominciare a riconoscere che allora è stato commesso un errore madornale. Del resto, come si sa, le decapitazioni a catena non bastarono a salvare l’euro, ci volle un cambio di passo radicale nella Banca centrale europea e, nell’estate del 2012, l’annuncio di Mario Draghi che la Bce avrebbe stroncato con tutte le sue forze ogni attacco speculativo alla moneta unica.

Si dice che senza la svolta verso l’austerità generalizzata la banca centrale non sarebbe stata credibile. Invece, è esattamente l’opposto: nessuna politica fiscale seria, rigorosa, duratura è realizzabile senza il sostegno coordinato della politica monetaria. L’idea di far giocare l’una contro l’altra s’è rivelata pericolosa e inefficace. “I paesi dell’area dell’euro sono stati indotti a usare il secondo decennio di vita dell’euro per disfare gli errori del primo”: lo ha detto Draghi, lo ha ricordato Napolitano.

Dunque, il problema che l’Europa ha davanti in questo momento non è ridurre ancora la sovranità nazionale, devolvere altri spazi di politica economica a istituzioni più alte, ma ritrovare la volontà di collaborare insieme. I tedeschi non intendono mettere in comune i debiti degli altri paesi, ma non vogliono nemmeno seguire la via della crescita. Se l’Italia deve abbattere il proprio debito, riformare il mercato del lavoro e tornare a crescere, c’è bisogno che la Germania aumenti la domanda interna, riduca l’attivo ormai mostruoso (ben superiore a quello cinese in rapporto al prodotto lordo) e comperi più merci italiane.

Imporre il Fiscal compact, cioè 50 miliardi l’anno di tagli per vent’anni, senza accompagnarlo con una politica espansiva da parte dei paesi che possono farlo, vuol dire soffocare nella culla ogni possibilità di risanamento e di ripresa. Questo è un punto fondamentale per i popoli del sud, ma anche per quelli del nord, perché ormai è chiaro che la trappola della deflazione scatta per tutti.



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COMMENTI
05/02/2014 - la risposta napolitano per uscire dall'austerità (antonio petrina)

La risposta per uscire dall'austerità è quella indicata dal presidente napolitano con la via maestra dell'unione ,perché nel condominio europeo ogni paese possa crescere armonicamente e sviluppare il sogno della libertà della piazza ucraina !