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SPY FINANZA/ Quel 14,1% che fa "traballare" i mercati

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Turchia, Sudafrica e India hanno tutte alzato i tassi la scorsa settimana, Brasile e Indonesia lo hanno fatto quella precedente, la Russia sta spendendo 2 miliardi di dollari di riserve monetarie la settimana per cercare di sostenere il rublo, deprezzatosi del 6,9% quest’anno, la valuta peggio performante tra le 24 dei paesi emergenti tracciate da Bloomberg. Insomma, l’errore dell’Europa si sta espandendo ai paesi emergenti: qui fu troppa austerità per tutti e di colpo, là è un eccesso di contrazione che rischia di grippare se, come è stato finora, gli interventi delle banche centrali non sortiscono gli effetti sperati.

La Russia, poi, comincia a rimandare sinistri scricchiolii: una delle principali banche del Paese, “My bank”, la scorsa settimana ha bloccato la possibilità di ritirare contante, mentre ieri il Tesoro ha annullato la seconda asta obbligazionaria in una settimana «a causa delle condizioni di mercato». Il governo russo ha pianificato di offrire sul mercato securities per 275 miliardi di rubli (circa 7,8 miliardi di dollari) questo trimestre, ma l’attuale fase di instabilità non potrà che far rivedere quella decisione, visto che il rendimento dell’obbligazione scadenza 2028 ieri prezzava l’8,44%, dopo aver toccato il picco record dell’8,58% lo scorso 30 gennaio. Ora, c’è la possibilità che a breve si inneschi il cosiddetto “bottom-fishing”, ovvero l’arrivo degli hedge fund tentati dai prezzi bassissimi delle equities causa la crisi temporanea ma destinati ad apprezzarsi di nuovo una volta passata la buriana.

Nel solo mese di gennaio, l’outflow di denaro dagli equity funds dei mercati emergenti è stato di 12,2 miliardi di dollari, quindi qualcuno potrebbe fiutare l’occasione, forte anche del fatto che quei paesi ora hanno meno debito denominato in dollari e più riserve in valuta estera. Basterà a rimettere in piedi giganti che si sono rivelati con i piedi d’argilla ed evitare un contagio generalizzato? Difficile dirlo, a meno che non si arrivi a una decisione di intervento sui tassi a livello di G20, ma dubito possa essere un’ipotesi da mettere in agenda, stante i troppi problemi ancora sul tavolo dei grandi players, Usa e Cina in testa. Ma ripeto, il 14,1% di investitori “bearish” è troppo poco. Troppo.

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