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ITALIA vs AGENZIE DI RATING/ Forte: così possiamo chiedere 20-30 mld di danni

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Sì, certamente lo sono state nei confronti dei nostri fondamentali. Ma la Corte dei Conti sembrerebbe aggiungere una cosa che non c’entra nulla, adducendo il valore del nostro patrimonio artistico e culturale, che però è un bene collettivo che non si può quantificare né vendere. L’Italia ha numerosi altri patrimoni che potrebbero essere alienati e privatizzati molto più facilmente. Se le agenzie di rating hanno fatto degli sbagli, certamente non sono quelli di cui si parla in questo caso. La Corte dei Conti tra l’altro non deve occuparsi dei danni all’economia italiana, ma soltanto all’erario pubblico. L’effetto immediato delle agenzie di rating riguarda il debito pubblico, in quanto danneggiano le aste dei titoli di Stato.

 

È a questo che si dovrebbe limitare un eventuale causa?

Sì. Tra l’altro è proprio l’aspetto sul quale la Procura di Trani ha aperto un fascicolo, e sta per spiccare un atto d’accusa per reati che riguardano attività finanziarie che hanno provocato un lucro illecito. La Corte dei Conti farebbe bene ad accodarsi, calcolando i danni specifici anziché fare discorsi sul patrimonio culturale o sul danno economico per l’Italia. Saranno cifre inferiori, ma è meglio chiedere 20-30 miliardi su basi fondate anziché 234 miliardi senza pezze d’appoggio.

 

(Pietro Vernizzi)



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