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BANKITALIA/ Borghi: i 100 miliardi che gli italiani rischiano di perdere

Pubblicazione:venerdì 7 febbraio 2014

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Un putiferio normativo, un vuoto legislativo, e un rischio da brividi. Nella grande complicazione e confusione del decreto legge del Governo, sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia e mini-Imu, si può notare soprattutto questo pasticcio illogico. Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Cattolica, analizza il decreto e lo definisce sospetto. E non nasconde le sue preoccupazioni. Dice Borghi Aquilini: «Il Movimento 5 Stelle ha fatto una dura lotta contro il decreto che conteneva la rivalutazione delle quote di Bankitalia curiosamente “infilato” nel provvedimento legato all’Imu. Ha fatto bene. Peccato che a giudicare da quanto hanno detto i grillini, temo che non abbiano capito che cosa sia il vero rischio di questa manovra e abbiano pensato che la rivalutazione del capitale di Banca d’Italia a 7,5 miliardi veniva fatta con soldi pubblici che vengono messi in Bankitalia e regalati alle banche. Il problema non sta in questi termini».

 

In altre parole, per far comprendere la questione, non è che si è staccato un assegno di oltre sette miliardi a favore delle banche?

No, quella è stata una rivalutazione, un’operazione contabile. Anzi le banche ci pagheranno anche le tasse. Il punto non è la rivalutazione fatta sul capitale fissato nel 1936.

 

Lei ha parlato di illogicità, ha sottolineato l’illogicità del decreto su Bankitalia.

Il problema è lo stato giuridico di Bankitalia. La qualifica di Bankitalia è di ente di diritto pubblico e discende dal R.D. del 1936. Questa qualifica è stata ribadita da alcune sentenze, ma non c’è nessuna legge chiara in proposito. Qui si parla di quotisti, e non di azionisti. Infatti, anche se, sempre più spesso, si parla di azionisti, resta il fatto che non hanno i diritti che normalmente spettano all’assemblea degli azionisti. Non nominano il Governatore di Bankitalia. In definitiva ci si trova di fronte a una bizzarria, a un totale vuoto legislativo.

 

Nel 2005 fu approvata una legge che imponeva il passaggio allo Stato.

Legge che è rimasta lettera morta e quindi la situazione resta bizzarra. Questo accrocchio mai definitivamente sanato avrebbe dovuto risolversi mettendo Bankitalia anche formalmente come proprietà pubblica. In tutto questo, il governo alla ricerca di soldi, che cosa ti inventa? Fa rivalutare le quote di Bankitalia così fa pagare le tasse sulla plusvalenza. Poi il governo placherà le stesse banche con i dividendi. In altre parole, il governo dice: pagatemi adesso che devo tirare avanti, ma state tranquilli che vi ripago in futuro con i dividendi. E fino a questo punto siamo di fronte a fuffa, robetta.

 

Ma allora, professor Borghi qual è il problema vero?

Il problema grosso non è quello e (anche se non piccolo) non è nemmeno il regalo quando queste quote saranno rivendute a caro prezzo. La questione vera è se comincio a considerare le quote di Bankitalia come azioni vere, con valore reale. Se i privati ci pagano le tasse, se mettono a bilancio un valore rilevante, non ci troviamo più di fronte a una formalità. Insomma, Bankitalia diventa privata. Parliamoci chiaro: basta un tribunale “amico” che, preso atto della novità, dia ragione ai “proprietari” privati, che magari nel frattempo sono diventati stranieri.

 

E quindi qui arriviamo al rischio o all’incubo.


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COMMENTI
07/02/2014 - Che storielle! (luciano dario lupano)

In tutti i casi gli Italiani, i sudditi dello Sceriffo di Nottingam, non hanno neppure gli occhi per piangere perchè in Italia non c'è alcuna trasparenza e neppure la tanto sbandierata Democrazia in quanto i succitati vengono completamente ignorati dagli "eletti" che pensano unicamente a se' e alle proprie clientele parassitarie.

 
07/02/2014 - peró (Diego Perna)

e comunque non solo i grillini non sanno dell' oro, cosa che a me non risulta, perché il dubbio é venuto anche a me che non sono né un economista né uno specialista di cosa fanno le banche per fregarci in genere. Ma al Tg 2 della Rai ho assistito all' intervista di un banchiere disperato che avrebbe dovuto tirar fuori insieme alle altre banche un MLD tondo tondo, ed era così convincente secondo me, perché anche a lui, non era ovviamente un genio della finanza, avranno fatto credere, proprio per essere convincente al massimo nei confronti degli spettatori cui l' informazione che il governo opera bene si deve, che veramente gli italiani non ci avrebbero rimesso nulla anzi, vi dico che era in buona fede. Che il bel paese di fronte alla Rai, e non solo, dove giornalisti e Gruber varie sono sempre imbellettati e con i capelli in ordine, giacca e cravatta ben assortite, credano a tutto ciò che vogliono loro far credere, é il gran risultato del lavoro di tutte le lobbies, anche d' Europa; Bce e Draghi sono salvatori infatti della nostra vita economica, almeno di alcuni, quelli ricchi e titolati( nel senso di BTP) degli altri ci pensa la Caritas. Buona Giornata che c' é la ripresa delle banche in corso! Quindi anche nostra, come no.