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IL CASO/ Sochi, le "olimpiadi" del caos che rischiano di far perdere l'Italia

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I grandi media concentrano l’attenzione delle opinioni pubbliche sull’effimero dell’organizzazione delle olimpiadi, agitando i diritti degli omosessuali russi e le tragiche sofferenze umane delle popolazioni siriane per coprire i veri problemi ai quali siamo confrontati. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha parlato ieri, ammettendo lo stallo economico e quindi lasciando invariati i tassi di sconto (0.25%) in attesa di marzo (anche lui?!), benché l’inflazione e la crescita siano molto deboli nell’eurozona. La situazione in Ucraina e le minacce terroristiche a Sochi fanno buon gioco per nascondere i dati sulle dimensioni della diminuzione del reddito reale disponibile degli americani dal 1974 in poi, che è al di sotto delle aspettative (la variazione si può vedere nel grafico a fondo pagina).

A tutto questo, si aggiungono altre crisi, per ora più o meno malamente gestite, che agitano lo scacchiere geopolitico: Egitto, dopo il colpo di stato militare, la repressione e gli arresti; Thailandia, dopo le elezioni contestazione violenta della minoranza; Turchia, tra flessione economica e vendette politiche si avvia alle elezioni locali di marzo; e, Mar della Cina, agitato dalla rivalità sino-giapponese e tra le due Coree.

La Germania ha capito che è il momento di agire con più efficacia a livello internazionale. Infatti, il presidente tedesco, Joachim Gauck, ha dichiarato di voler agire “più decisamente e sostanzialmente” come attore strategico internazionale. La Francia già lo fa nelle sue ex colonie africane - Mali e Repubblica Centrafricana - ma l’Italia è assente, il Regno Unito si astiene, e l’Unione europea è evanescente nella sua immaginaria “potenza vellutata” (soft power).

Il 23 febbraio si chiuderanno le ufficialmente le Olimpiadi di Sochi e la Russia di Putin tornerà a occuparsi più visibilmente e concretamente delle questioni geopolitiche e geoeconomiche. Vorrei sbagliare, ma non credo che sarà un ritorno tranquillo in scioltezza e serenità. L’attendismo all’italiana, la retorica buonista, le non scelte, rischiano di aggravare ancor di più, se non in modo definitivo, la situazione del nostro Paese. È prevedibile che ci sarà un “cambiamento di clima” che imporrà decisioni rapide ed efficaci. Distrarsi con il “concorso di bellezza” per le elezioni europee di maggio potrebbe essere fatale!

 



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