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SPY FINANZA/ I numeri che smontano la "festa" dei mercati

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E noi, l’Europa dallo spread che invoglia a investire? Sempre bene, sempre meglio anzi, visto che ieri il differenziale tra i nostri decennali e quelli tedeschi è sceso sotto quota 190 punti base. Ve lo dico da giorni, siamo la Svizzera! A parte qualche piccolo particolare, ovviamente. Tipo questo. A gennaio il tasso disoccupazione italiano è salito al 12,9%, valore record dal 1977. Di più, si è registrato un vero boom del tasso di disoccupazione giovanile, schizzato al 42,4% (in aumento di 0,7 punti percentuali sul mese e di 4 punti sull’anno), anche qui un record dal 1977. Nella media 2013 in Italia ci sono stati 478mila occupati in meno, con una contrazione più forte nelle regioni meridionali (-4,6%, pari a meno 282mila unità). Ed è proseguita la crescita della disoccupazione: sempre nella media 2013 l’incremento è stato di 369mila unità (+13,4%).

Tra il 2008 e il 2013, gli anni della crisi, si contano 984 mila occupati in meno, ovvero quasi un milione. I dati arrivano dall’Istat che ha pubblicato le statistiche (provvisorie) su gennaio e la media del 2013. A gennaio i disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 690mila, in aumento del 2,4% nell’ultimo mese (+16mila) e del 6,9% rispetto a dodici mesi prima (+45mila). Sempre a gennaio gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono risultati 937mila in calo dello 0,7% sul mese (-7mila) e del 9,4% sull’anno (-97mila). Il numero di giovani inattivi è pari a 4 milioni e 372mila unità, in calo dello 0,3% nel confronto congiunturale (-14mila), ma in aumento dello 0,5% su base annua (+20mila).

Scorrendo i dati sulla media 2013 emerge, ancora, come la discesa del numero di occupati (-478mila unità) riguarda essenzialmente i 15-34enni e i 35-49enni (rispettivamente -482mila unità e -235mila unità), cui si contrappone la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+239mila unità). Tra il 2012 e il 2013 l’occupazione italiana cala di 500mila unità, con il tasso di occupazione che si attesta al 55,3%. L’occupazione straniera aumenta in misura contenuta (+22mila unità). Il calo dell’occupazione interessa tutti i segmenti del mercato del lavoro: i dipendenti a tempo indeterminato (-190mila unità, pari a -1,3%), i dipendenti a termine (-146mila, pari a -6,1%) e gli indipendenti (-143mila unità, pari a -2,5%).

Nella media annua il tasso dei disoccupati tra i 15 e i 24 anni in Italia è stato del 40%, ma se al Nord era del 31,2% al Sud ha raggiunto il 51,6% (53,7% per le femmine), in aumento di 4,7 punti rispetto al 2012. Inoltre, l’incidenza della disoccupazione di lunga durata (dodici mesi o più) sale dal 52,5% del 2012 al 56,4% del 2013: tra i motivi della mancata ricerca del lavoro crescono in misura sostenuta lo scoraggiamento e i motivi di studio (rispettivamente 187mila e 100mila persone in più). Lo stesso Matteo Renzi, leggendo le cifre, ha definito la situazione “allucinante” in un tweet e ha promesso che la prima mossa del suo governo sarà proprio l’approvazione del cosiddetto “Jobs act”. Ora, al netto della gioia che questa notizia ci infonde nell’anima, ci preme rincuorare il neo primo ministro: la situazione non è solo italiana, è l’intera Europa che vive ormai in un mondo completamente scollegato tra dati finanziari e dati macro, quindi si metta l’animo in pace. Se non si arriva a far capire ai tedeschi che devono smettere di campare grazie ai surplus commerciali e devono far salire salari e inflazione a casa loro per riequilibrare le dinamiche macro nell’Unione, può vararne 500 di “Jobs act”, non serviranno a nulla, soprattutto con l’euro che continua a non schiodarsi da quota 1,37-1,38 sul dollaro. Chi esporta, a quei livelli?


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