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SPY FINANZA/ I numeri che smontano la "festa" dei mercati

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L’altra notte chi operava sul carry trade dello yuan si è fatto male. E parecchio. La notizia che ha scosso i mercati, infatti, è stata quella di un altro forte scivolone della moneta cinese (-0,9%) contro il dollaro. Secondo il Wall Street Journal è il più importante crollo dal 2005 (6,18 yuan per dollaro), ovvero da quando la Cina ha avviato una fluttuazione controllata della propria moneta. Tutti gli sguardi sono rivolti verso la Banca del Popolo cinese, che, secondo gli operatori, sta indebolendo la valuta per fermare nuovo afflusso di capitali freschi, bloccare le speculazioni sulla valuta (molti operatori l’hanno considerata fino a poco tempo fa un scommessa a senso unico, ovvero al rialzo e stanotte hanno conosciuto il classico bagno di sangue), preparare il mercato alla prossima riforma del Forex e aiutare le aziende cinesi.

Occhi puntati, quindi, al National People’s Congress, che inizierà il 5 marzo, per capire qualcosa di più: trattandosi di Cina, però, la missione appare improba. Soprattutto sul progetto della Banca centrale cinese di raddoppiare la banda di oscillazione dello yuan (+2%, -2%) nel prossimo trimestre, con l’effetto di spingere da un lato verso una maggiore liberalizzazione della divisa, dall’altro però causare un aumento della volatilità. Non proprio quanto i mercati desiderano. In compenso, se lo yuan si indebolisce, lo yen acquista forza. E anche questa non è certo notizia che fa saltare i tappi dello champagne tra operatori e analisti. «Chiunque sia un buon partner commerciale della Cina non vedrà certo di buon occhio questa situazione», ha commentato a Bloomberg Chris Weston, chief market strategist con sede a Melbourne per Ig. Non a caso l’indice Topix di Tokyo è sceso dello 0,7%, l’unico a registrare un mese negativo (-1%) dei 24 dei mercati sviluppati.

Nel frattempo, lo yen è cresciuto ieri contro il biglietto verde a 101,81 dollari. E a mettere il carico da novanta ci ha pensato Sayuri Shirai, board-member della Bank of Japan, il quale nel corso di una conferenza a New York spiegava che il Giappone potrebbe impiegare più di due anni per raggiungere un’inflazione sostenuta e costante del 2%, come previsto dalla Banca centrale. Insomma, altro grande successo dell’Abenomics, nonostante il clamoroso caso di manipolazione del paniere per riuscire a far salire l’inflazione a fronte di un diluvio di denaro iniettato nel sistema. Eppure, i mercati non crollano. Anzi, Wall Street l’altro giorno ha polverizzato un nuovo record con l’indice S&P’s 500 a 1854,29 punti: com’è possibile?

Semplice, il mercato si è aggrappato ancora una volta alla Fed, per l’esattezza alle dichiarazioni del presidente, Janet Yellen, la quale si è detta disposta a moderare il ritmo del “tapering” in caso di peggioramento delle prospettive dell’economia americana. Nel dettaglio, la Yellen ha precisato che il Fomc sarà attento ai segnali macro per verificare se le avverse condizioni meteo delle scorse settimane abbiano provocato danni tali da dover modificare le prospettive. Evvai, si stampa grazie alla neve e al gelo: la giostra può continuare a girare, i soldi a prodursi e moltiplicarsi dal nulla, alla faccia di Cina e Giappone. “Blame the weather” è il nuovo mantra degli operatori per giustificare tutti i dati negativi: e la Fed, si conforma.


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