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FINANZA E POLITICA/ Pd e Ue provano il "ribaltone" su Renzi

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In primo luogo, Bruxelles sembra più severa di quanto Renzi si aspettasse perché risolte (bene o male) le crisi della Grecia e di Cipro, l’alto debito italiano sembra essere la determinante potenziale di un contagio (con guai per tutta l’eurozona). Nell’ultimo fascicolo dell’International Journal of Economics and Financial Issues, un saggio di Shean Corbet dell’Università di Dublino lo dice a tutto tondo. È naturale quindi che ci si preoccupi delle coperture (non quantizzate) delle politiche annunciate nel discorso alle Camere di presentazione del programma di Governo.

In secondo luogo, la strategia sinora delineata non ha un rigo sulla riduzione dello stock di debito e sembra avere dimenticato le privatizzazioni (specialmente quelle del “socialismo reale” a livello regionale e municipale). Accantonando, per il momento, le diatribe accademiche sugli studi di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, un lavoro molto fresco di Shiu-Sheng Chen dell’Università di Taiwan conclude che in un arco temporale di due secoli il rapporto tra debito e Pil ha un impatto negativo sull’economia reale nel lungo termine.

Che suggerimenti dare? Recepire i contractual arrangements proposti dalla Germania e delinearne uno per l’Italia imperniato sullo smaltimento accelerato dei debiti della Pubblica amministrazione alle imprese, coperture certe per il Jobs Act e misure per la riduzione dello stock del debito quali quelle illustrate al Cnel oltre un anno e mezzo fa. Ciò potrebbe ridurre il rischio di contagio e potrebbe far sperare di ottenere in cambio una dilazione sul raggiungimento del pareggio di bilancio. E tenendo conto che una crescita pallida dello 0,4% del Pil dell’Italia è prevista non solo dalla Commissione europea ma dai 20 maggiori istituti econometrici del consensus (tutti privati, nessuno italiano).

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