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FINANZA E POLITICA/ Pd e Ue provano il "ribaltone" su Renzi

Pubblicazione:lunedì 10 marzo 2014

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La prima uscita europea di Matteo Renzi è stata un indubbio successo mediatico. In Italia. Un po’ meno all’estero. Diversi giornali nostrani hanno riportato le critiche di testate straniere - The Economist in prima fila. Molto più serie, a mio avviso, quelle di alti funzionari della Commissione europea che avranno il compito di valutare il nostro Programma nazionale di riforme (Pnr), quando sarà pronto, e soprattutto i provvedimenti annunciati nel cronoprogramma di Governo (vocabolo che in inglese e francese suscita qualche ilarità). Il cronoprogramma è ora alla prova dei fatti. In effetti, da mercoledì 12 marzo, San Luigi Orione (fondatore di un celebre istituto di riabilitazione), quando il sipario si alzerà sul Jobs Act.

Questi eurocrati un po’ maligni prevedono vita tormentata per Matteo Renzi e per i suoi colleghi di governo. Mettono, a torto o ragione, in conto che è sempre in agguato la vecchia nomenclatura di quell’ala del Pd che ha tra i suoi nonni il Pc, i Ds e il Pds. Con il suo duro attacco alla politica economica (peraltro per ora solamente balbettata da Renzi e dai suoi ministri), Stefano Fassina si sarebbe posto alla guida di una vera e propria corrente che aspira a un “ribaltone” piuttosto presto.

Fanno poi notare che sul cronoprogramma l’esecutivo sta facendo marcia indietro, in primo luogo, in materia di nesso tra riforma elettorale e fine del “bicameralismo perfetto”. Sottolineano che le tecnostrutture italiane starebbero già scavando la fossa al Governo, altrimenti l’esecutivo non avrebbe fatto la gaffe sull’impiego di ciò-che-non-stato-utilizzato dei fondi europei per ridurre il cuneo fiscale-contributivo. Non apprezzano affatto le critiche al “buco” che avrebbe lasciato il Governo Letta (con il quale hanno lavorato d’amore e d’accordo) e quelle rivolte agli “avvertimenti doverosi” della Commissione in materia di conti pubblici. In breve, i polli di Renzi sarebbero già litigiosi come i capponi di manzoniana memoria e non si renderebbero conto che se continuano così la malignità degli elettori e il fato “cinico e baro” potrebbero rendere molto breve la loro stagione.

Sono critiche ingenerose che inoltre spesso confondono la sostanza con la forma (le mani in tasca, atteggiamenti un po’ sbruffoni), ma che devono essere ascoltate soprattutto perché vengono dalla stessa area politico-culturale da cui viene Matteo Renzi. Occorre soprattutto delineare possibili alternative di strategia dato che quella di “dire il fatto proprio” all’eurocrazia non pare funzionare. E potrebbe portare a uno scontro con danni per tutti.


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