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FINANZA/ Sapelli: gli Usa ci stanno "consegnando" alla Germania

Quanto sta accadendo intorno alla crisi ucraina dimostra che l’Ue e sempre più in mano tedesca. E gli Usa sembrano non far nulla per evitarlo. L’analisi di GIULIO SAPELLI

Angela Merkel insieme a Barack Obama (Infophoto) Angela Merkel insieme a Barack Obama (Infophoto)

Le recenti dichiarazioni di Mario Draghi sulla non rilevanza dei pericoli di deflazione in Europa hanno particolarmente colpito gli osservatori internazionali. Infatti, è ormai convinzione diffusa che senza le misure di abbassamento dei tassi di interesse e di ampliamento della massa monetaria, quale che sia la forma che questa massa monetaria potrà assumere, i pericoli deflazionistici si trasformeranno in realtà. Del resto, le recenti prese di posizione della Commissione europea in merito alle economie degli stati dell’eurozona non fanno che accrescere tale preoccupazione.

Non si tratta soltanto del caso dell’Italia, con la consueta tiritera del solito finlandese su aumento del debito pubblico, produttività, ecc. Lamentele simili sono state rivolte pressoché a tutti gli stati europei, salvo naturalmente a quelli del blocco teutonico nordico, con particolari eccezioni che andrebbero sottolineate. Mi riferisco, per esempio, alle sottolineature sulla corruttela dilagante di cui si fa gran clamore in merito all’Italia, mentre se ne tace la fisiologica consustanzialità con il meccanismo socioeconomico delle nazioni un tempo facenti parte dell’impero sovietico e ora infelicemente incluse nell’Unione, grazie a quella fregola da allargamento in cui si distinsero democratici e ulivisti della prima ora.

Il problema risiede nel fatto che Mario Draghi, nonostante il sostegno americano di cui gode, ha visto la Medusa ed è rimasto pietrificato. La Medusa è la Merkel, la quale è destinata ad assurgere a un ruolo da cancellierato d’attacco deflazionistico sempre più rilevante grazie all’iniziativa diplomatica ed economica di fatto assunta da lei e dal suo governo in occasione della crisi ucraina. Del resto il kombinat tedesco-russo energetico e manifatturiero è congeniale per esercitare su Putin e Lavrov, grande ministro degli esteri russo, un peso assai superiore a quello di ogni diplomazia europea e financo al peso della diplomazia dell’Ue.

Sarebbe bastato che l’incredibile baronessa Ashton, ministro degli esteri della Cacania, si fosse mossa alle prime increspature della crisi, assicurando Putin e il suo blocco economico-militare di potere che l’Ue si sarebbe impegnata a conservare ai russi, in qualsivoglia situazione politica si fosse trovata l‘Ucraina, l’utilizzazione della base di Sebastopoli in Crimea. Base, del resto, che la Russia conserva grazie a un affitto molto ingente, così come fa con quella nucleare in Kazakistan.