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SPY FINANZA/ L'Ue prepara la "camicia di forza" per l'Italia

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Il dato più importante è solo uno: i detentori non residenti di securities globali legate al debito rappresentano oltre un quarto del totale, ovvero un controvalore di 27 triliardi di dollari in assets di riserva e portafogli di investimento. Certo, direte voi, i tre quarti del nuovo debito governativo emesso a livello globale rimane nelle mani del mercato domestico (basti pensare alle indigestioni di Btp e Bonos fatte in questi anni dalle banche italiane e spagnole), ma dal 2001 al 2007 gli investimenti cross-border in debito erano salito dell’8%, mentre tra il 2007 e il 2012 sono scesi dal 29% al 27%.

Cosa vuol dire questo? Due cose: primo, la crisi ha portato a un’inversione del processo di integrazione finanziaria internazionale. Secondo, nonostante un segnale di inversione di tendenza dalla metà del 2012, il fatto che il mercato interno di un Paese - di fatto banche e investitori come i semplici cittadini ma anche i fondi e le assicurazioni - detenga tutto quel debito in eccesso creato per sostenere le dinamiche di austerity porta quel Paese a essere incatenato a vita a una liability: uno scossone sugli spread e si torna al novembre 2011, con tutto ciò che politicamente comporta essere schiavi del mercato e della sua dinamiche eterodirette e tutt’altro che spontanee o basate sui fondamentali macro. E, stranamente, è proprio l’Europa a patire questa dinamica, visto che il nuovo debito Usa ha visto crescere la proprio detenzione da parte di investitori cross-border, così come quello dei paesi emergenti, raddoppiato dal 2007 a oggi e giunto alla fine del 2012 al 12% del totale.

Quindi, alto stock di nuovo debito da gestire - e su cui pagare interessi, per ora calmierati dallo spread messo in naftalina in onore di Matteo Renzi - e comunque un 27% in mano straniera, capace quindi di scaricare quando la ricerca del rendimento la sposterà verso lidi maggiormente remunerativi, magari un ritorno ai Brics: il 73% in mano domestica, soprattutto banche, quali dinamiche patirà, a quel punto? E a quali prezzi? Quelli di nuova austerity, il modo migliore per tramutare una camicia di forza temporanea in una galera senza nemmeno l’ora d’aria.

Anche perché, al netto della corruzione e dei mille difetti di questo Paese, negli ultimi 21 anni di fila, l’Italia ha registrato un avanzo primario, ovvero un attivo - esclusa la spesa per gli interessi - di oltre 600 miliardi (la Germania nello stesso periodo non è arrivata alla metà). Solo lo scorso anno il nostro avanzo primario è stato di 36 miliardi, quest’anno dovrebbe toccare i 42 e salire a 50 nel 2015, mantenendo sempre sotto il 3% il famoso e famigerato rapporto deficit/Pil. Peccato che solo a noi chiedano di fare i compiti a casa, nonostante la Francia sia già oggi sopra al 4%, la Spagna e la Gran Bretagna oltre il 6% e persino l’Olanda abbia oltrepassato nel 2013 l’asticella del 4%.

Il problema italiano è che grazie alle manipolazioni politiche dello spread e all’incapacità imbelle della classe politica, in 22 anni abbiamo dovuto pagare 1500 miliardi d’interessi al servizio del debito pubblico, il record di tutti i paesi europei. E, proprio grazie all’avanzo primario, abbiamo sempre onorato quel debito e tutte le sue scadenze. Solo che, come detto prima, la cura rigorista imposta dall’Ue ha fatto in modo di far calare sia gli investimenti pubblici che la domanda interna, facendo crollare il denominatore della ratio, ovvero il Pil. Et voilà, dal 2011 a oggi, grazie a tecnici e professori messi a stuoino sulle ricette dell’Ue, il rapporto debito/Pil è cresciuto dal 118% al 133%, di cui tre punti secchi sono dovuti ai 55 miliardi sborsati come contributo ai Fondi di salvataggio per evitare che Grecia, Portogallo e banche spagnole andassero a fondo.

E nonostante questo, in questo arco di tempo, il nostro debito è cresciuto “solo” del 25%, contro il +35% della Germania, il +50% della Francia e il +75% del Regno Unito, il quale però ha la fortuna di non avere quella sciagura chiamata euro. Sicuri che dobbiamo fare noi - e solo noi - i compiti a casa? Sicuro Renzi di dover andare dalla Merkel a farsi benedire il piano di governo? Attenzione, cari lettori, il voto europeo di maggio rischia di essere il più importante che siate mai stati chiamati a dare in vita vostra. Non sbagliate o saremo destinati a un futuro da sudditi, ancor più di quanto non lo siamo oggi.

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