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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'Ue prepara la "camicia di forza" per l'Italia

L’austerità richiesta dalla troika o dall’Europa in alcuni paesi ha creato dei danni che sembrano non essere ancora finiti, come spiega MAURO BOTTARELLI nella sua analisi

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Dunque, domani Matteo Renzi e l’esecutivo che guida sveleranno il famoso piano per abbattere di 10 miliardi il cuneo fiscale, risparmio tutto incentrato sui lavoratori e difeso con piglio thatcheriano quando il primo ministro ha detto che si farà una ragione dell’opposizione dei sindacati. Ora, non sono come quei mariti poco furbi che per fare un dispetto alla moglie si tagliano i cosiddetti, quindi se questa scelta porterà beneficio al Paese applaudirò, nonostante il mio notorio poco entusiasmo verso il governo in carica. Ma come dice il motto anglosassone, “right or wrong, my country”. Il mio timore maggiore è che, al netto dei proclami sul fatto che l’Italia sappia cosa fare e non debba prendere lezioni dall’Europa, qualsiasi decisione attuata a livello nazionale andrà a cozzare contro i diktat Ue, sempre più stringenti - vedi la bocciatura della Commissione rispetto ai nostri squilibri macro - mano a mano che si avvicina il termine della legislatura e il voto per il rinnovo dell’Europarlamento.

Non a caso, il 17 marzo Matteo Renzi andrà in visita da Angela Merkel per presentare alla sua approvazione il piano di azione del governo, più servi di così si muore, ma c’è dell’altro che mi fa temere un commissariamento strisciante. Lo dico a ragion veduta, soprattutto se risulterà vero quanto scoperto e pubblicato dal giornale francese ”Marianne”, il quale avrebbe ottenuto la bozza provvisoria di un testo preparato da alcuni parlamentari europei, molto critico sull’azione della troika, accusata senza tanti giri di parole di aver fatto precipitare alcuni paesi in condizioni di povertà. Tipico dei giorni di fine impero: quando il potente rischia di non esserlo più e, soprattutto, il lavoro sporco ormai è stato fatto, scatta il tempo delle coltellate alle spalle.

Si tratterebbe di un “rapporto di inchiesta” della commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo di Strasburgo, di cui “Marianne” ha potuto consultare la versione provvisoria, redatta da due correlatori, il conservatore austriaco, Othmar Karas e il socialista francese, Liêm Hoang-Ngoc, economista di origine vietnamita. E le sorprese non mancano. A partire dall’atteggiamento delle parti in causa verso le domande avanzate dai parlamentari: il Fmi avrebbe delegato il suo rappresentante regionale, la Bce invece avrebbe sostenuto la sua indipendenza e rifiutato di segnalare se ci fossero state delle discussioni al suo interno. Certo, Jean- Claude Trichet ha accettato di testimoniare sul suo operato di ex- presidente, ma Mario Draghi no. «Anche i funzionari europei hanno fatto sapere che non erano tenuti a dare spiegazioni ma che spettava ai politici farlo», ha spiegato un parlamentare.

Nella bozza preliminare, che subirà variazioni nei prossimi mesi visti i molti emendamenti in lavorazione, si dice che non solo il mandato della troika «non è chiaramente definito e manca di trasparenza», ma, ancor peggio, che nei trattati dell’Unione «non vi era alcuna base giuridica per la sua creazione» nel 2010. Le violazioni dei principi sarebbero molte. E la Commissione europea sarebbe stata in pieno conflitto di interessi in quanto, considerata la «custode dei Trattati», ha permesso anche la loro trasgressione.

La troika, poi, ha imposto le riforme dei sistemi sanitari a Grecia, Irlanda e Portogallo, in violazione dell’articolo 168 del Trattato di Lisbona, il quale stabilisce che tali questioni sono di esclusiva competenza degli Stati. Per quanto riguarda la Bce, il rapporto «richiama l’attenzione su un possibile conflitto di interessi tra il ruolo attuale nella troika in qualità di “consulente tecnico” e il suo status di creditore nei confronti di quattro Stati membri». Senza contare il sospetto di manipolazione politica. Nelle interviste con i relatori, l’ex primo ministro socialista portoghese, Jose Socrates, ha confidato di sospettare fortemente che José Manuel Barroso, presidente della Commissione a Bruxelles, avesse favorito l’ascesa al potere del suo partito di destra, il Psd, durante la rinegoziazione del programma di aggiustamento.