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MATTEONOMICS/ Forte: ecco quanto ci costano le "promesse elettorali" di Renzi

Pubblicazione:mercoledì 12 marzo 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Trasferire lo spirito reaganiano in una riforma del lavoro significherebbe che ciascuno è libero di fare dei contratti alla Marchionne o l’introduzione dell’arbitrato per l’articolo 18. Non credo però che sia questa la riforma che ha in mente Renzi. Il premier è amico di Landini, vuole dare i sussidi universali ai lavoratori precari che adesso hanno la cassa integrazione in deroga. Non si tratta quindi di una grande novità, ma semplicemente della scelta di rendere definitiva una misura di tipo provvisorio che è già di per sé opinabile, e che non serve a creare crescita.

 

Che cosa ne pensa del modo in cui Renzi intende restituire i debiti della Pubblica amministrazione?

Su questo rischiamo una procedura per debito eccessivo. Il vero problema non è far emergere i debiti dal punto di vista bancario, ma garantirli dal punto di vista statale tramite la Cassa depositi e prestiti. È necessario riconoscere che ci sono questi debiti pubblici, riconosciuti e certificati. Se questi ultimi fanno aumentare il rapporto debito/Pil, l’Italia si troverà in cattive acque.

 

Che cosa si aspetta che faccia Renzi?

Per quanto riguarda i debiti della Pubblica amministrazione, Renzi in questo momento sembra semplicemente voler attuare il programma di Letta. Si tratta di un piano già di per sé impegnativo perché implica un aumento del rapporto debito/Pil tra l’1% e il 2%, che occorrerebbe contrastare con analoghe privatizzazioni che non mi sembra Renzi desideri fare. Ma non è l’unico aspetto che non mi convince…

 

Che cos’altro non la convince?

A essere sbagliata è la scelta di ricorrere a operazioni di certificazione che le banche non vogliono assumersi. Quando si parla di debiti della Pubblica amministrazione, ci si dimentica del fatto che in larga parte si tratta dei debiti pregressi degli enti locali e della sanità. Andrebbero quindi pagati vendendo i beni dei Comuni, per costringerli a dare qualcosa di reale in cambio per evitare che aumenti il debito dello Stato.

 

Renzi si impegnerà almeno per sostenere la crescita?

Nel programma del nuovo governo non c’è nulla per la crescita, a improntarlo è soltanto uno spirito dirigista. Non so tra l’altro come si possa chiamare reaganiano il miscuglio di esoneri per i bassi redditi, mentre Reagan aboliva le imposte sugli alti redditi. In Italia sarebbe semmai necessario introdurre esoneri fiscali per i redditi da lavoro riguardanti i contratti di produttività. Qualcosa di ben diverso dalle mance elettorali di Matteo Renzi.

 

(Pietro Vernizzi)



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