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MATTEONOMICS/ Forte: ecco quanto ci costano le "promesse elettorali" di Renzi

Per FRANCESCO FORTE, le promesse del presidente del Consiglio sono irrealizzabili, e il loro rischio è quello di mettere a repentaglio la finanza pubblica senza creare ripresa e sviluppo

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Oggi si terrà il tanto atteso Consiglio dei ministri con il Governo intende dare un importante impulso al rilancio dell’economia italiana. I provvedimenti sono stati presentati a grandi linee nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Al primo posto c’è il taglio dell’Irpef, rispetto a cui il Premier ha sottolineato: “Il pacchetto di misure lo presentiamo mercoledì con le entrate e le uscite. Non ritengo giusto che ne parli oggi ma trovo abbastanza imbarazzante che per anni si sono aumentare le tasse, ora che si stanno abbassando sono iniziate le polemiche ‘le abbassi agli altri e non a me’”. Al secondo punto nel piano di Renzi ci sarà un intervento massiccio per riformare il mercato del lavoro e al terzo lo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione attraverso la Cassa depositi e prestiti (Cdp). Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

 

Professor Forte, quello di Renzi è un piano in grado di creare sviluppo o si tratta soltanto di una mossa elettorale?

Renzi sta diventando un personaggio pericoloso. Le sue sono o promesse irrealizzabili oppure interventi tali da mettere a repentaglio la finanza pubblica. Non so se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sarà disposto a seguirlo su questa strada.

 

Perché il suo giudizio su Renzi è così duro?

In primo luogo, il taglio dell’imposta sul reddito è soltanto un’operazione elettorale. Il premier vuole compiacere la Camusso e attuare un’operazione di mini-sgravio dei bassi redditi da lavoro dipendente, anziché dei premi di produttività, e qui sta tutto il Dna assistenzialista di Renzi.

 

Il nuovo governo sarà in grado di introdurre una riforma reaganiana del lavoro?

Ciò che per ora si sa del Jobs Act è che la sua novità sarà essenzialmente l’introduzione di un contratto d’inserimento. A parte che Reagan non ha fatto nulla di questo tipo, ma un intervento reaganiano equivale di solito a liberalizzare. L’ex presidente Usa ha abolito le regolamentazioni.

 

Tradotto in una riforma del mercato del lavoro, ciò che cosa significherebbe?