BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ E ora anche la Germania "chiede aiuto" alla Bce

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Mentre l’indice della volatilità Vix in Europa superava quota 20, infatti, l’indice azionario pan-europeo scendeva sotto il cosiddetto “livello Putin”, ovvero pre-momentum bellico in Ucraina. Ma la cosa che fa riflettere è altra, anche se strettamente connessa a questo trend: gli investitori negli ultimi giorni stanno fuggendo dai titoli tedeschi, svizzeri e francesi per lanciarsi nel nuovo bene rifugio: l’indice azionario Psi 20 di Lisbona! E sapete chi fa compagnia alla Borsa lusitana, registrando un open interest da mille e una notte? L’indice azionario italiano, il caro Ftse Mib in rally perenne: il secondo e terzo grafico parlano chiaro, con la divergenza di performance tra le varie Borse Ue da inizio anno che si sta esacerbando sempre più. Insomma, si scappa dalla Germania troppo invischiata con la questione Ucraina per la sua dipendenza al 30% dal gas russo e ci si fionda carichi di denaro negli indici azionari di due ex Piigs: ora, vi pare normale?

Più che altro per un motivo: se davvero la Germania dovesse andare in crisi per la questione russa, magari in caso di sanzioni reali contro Mosca, pensate che il resto dell’Ue, periferia in testa, non pagherà e a caro prezzo il costo? Ma ormai lo sapete cari lettori, nulla è più connesso tra finanza ed economia reale, i fondamentali macro sono soltanto dei numeri da tirare fuori una volta alla settimana per amore di statistica: finché ci sono i soldi facili delle banche centrali, finché c’è il carry trade, finché c’è speculazione sul breve, chissenefrega di Pil e tasso di disoccupazione!

Prendete la Grecia. Lunedì i ministri delle Finanze riuniti a Bruxelles hanno chiesto con forza ad Atene di concludere in fretta i negoziati con i suoi creditori internazionali in merito al programma di salvataggio, la cui revisione è stata cominciata dalla troika in settembre e che ancora oggi vede divergenze tra le parti rispetto ad alcune cifre e riforme da porre in essere. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, è stato chiaro: «Ci sono ancora argomenti sul tappeto di cui discutere sia in ambito fiscale che bancario, che di riforme strutturali». Ma ci sono anche urgenze che potrebbero portare Atene ad abbassare di nuovo la testa e dire sì a qualsiasi richiesta: il 20 e 22 maggio prossimi vanno infatti a scadenza due bond che comporteranno per la Grecia l’esborso di 10,2 miliardi di euro, più o meno l’esatto ammontare della prossima tranche che la troika dovrà sborsare - poi dicono che hanno salvato la Grecia, hanno salvato i creditori della Grecia! - ma occorre che quel denaro arrivi in cassa per tempo, visto che Atene ancor attende 4,9 miliardi dall’Ue e 1,9 miliardi dal Fmi.

Klaus Regling, il capo del fondo salva-Stati Efsf, ha però rassicurato tutti: «Abbiamo a disposizione di Atene, nell’ambito dell’attuale programma di salvataggio, 10,1 miliardi di euro». Insomma, hedge funds e banche tedesche e francesi stiano tranquilli. Ma al netto della discrepanza di giudizio rispetto alle necessità di finanziamento delle banche greche (6,4 miliardi di euro per la Banca centrale di Atene, 8-9 miliardi per il Fmi), altra voce di spesa che andrà subito a drenare le nuove tranche di aiuti alla faccia dei cittadini che muoiono di fame, sapete in realtà su cosa si basa lo scontro fra troika e Grecia? Tra le altre cose, sul latte fresco o meglio sulla durata della scadenza per poter definire fresco il latte che si compra al supermercato o al negozio dietro l’angolo. Certo, solo una micro-questione che si somma ad altri macro-temi (licenziamenti dei dipendenti pubblici, ricapitalizzazione delle banche, liberalizzazione dei farmaci da banco), ma è sul latte che lo scontro si è fatto teso anche a livello di opinione pubblica greca, visto che se la data di scadenza venisse allungata da tre a dieci giorni - come chiede la troika - questa riforma farebbe arrivare latte dall’Europa del Nord (e dalla Baviera) a basso costo che metterebbe fuori gioco i produttori locali. Per la troika, invece, la riforma aumenterebbe, come suggerito anche da quei geni dell’Ocse che si sono accorti solo ora del rischio deflazione, la concorrenza e farebbe diminuire il prezzo del latte per i consumatori finali. Via da questa Europa. Il prima possibile. E senza alcun rimpianto.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
12/03/2014 - Stare nell'euro è da Tafazzi (Carlo Cerofolini)

Concordo: via dall’euro prima che il sistema imploda, però siccome occorre conoscere per deliberare - come affermava Einaudi – anche per non essere tacciati di populismo e pericoloso euroscetticismo sovversivo soprattutto dai mass media “progressisti” e/o cosiddetti indipendenti e quindi rischiare di inficiare il messaggio (VIA DALL’EURO!) è indispensabile, prima delle elezioni europee, che i cittadini – al netto delle riforme che l’Italia deve fare – siano resi edotti di ciò che li attende, ovvero: 1) la rovina se rimaniamo legati all’euro con le attuali regole d’ingaggio per noi iugulatorie, come i fatti dimostrano; 2) una possibile, ancorché lenta e tortuosa, via di salvezza solo se otteniamo quanto segue (vasto programma): a) la Bce potrà battere moneta; b) ci saranno gli eurobond; c) verrà eliminato il fiscal compact (50 miliardi annui per 20 anni); d) si potrà superare il vincolo del 3% nel rapporto deficit Pil; e) il rapporto fra euro e dollaro sarà di 1 a 1 e non di 1 a 1,35-1,39 come ora, dato che le nostre esportazioni soffrono già con il cambio è superiore a 1,19, mentre la Germania può arrivare a sopportarlo fino a 1,60; 3) una ripresa abbastanza rapida se invece usciamo dall’euro - seppur dopo un transitorio periodo critico (non però peggiore dell’attuale) di svalutazione, però competitiva, e di “turbolenza” - e non dall’Ue come il Regno Unito, riacquistando così potestà monetaria e fiscale. Basta Tafazzi!!!!!!!!!