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SPILLO/ Le "confessioni" di Saccomanni svelano i guai dell'Italia

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Fabrizio Saccomanni (Infophoto)  Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Se infatti la moneta diventa scarsa, allora essa diventa strutturalmente più preziosa dei beni reali. Così la finanza rimane sempre favorita rispetto a qualsiasi attività economica reale. Infatti, vediamo che le borse salgono senza sosta, mentre l’economia reale continua a soffrire e la disoccupazione ad aumentare. E così continua Saccomanni, parlando delle regole dell’Ue: “Non esiste una possibilità su un milione che vengano cambiate. Per ottenere questo risultato è necessaria l’unanimità, che non ci sarà mai”. Certo, abbiamo troppi politici e troppa politica dipendente dalla finanza.

Infine, boccia l’idea di Romano Prodi di un’alleanza tra paesi del sud per imporre una correzione di rotta alla Germania, poiché una tale coalizione sarebbe facilmente divisa: “E la Spagna ha avuto dall’Europa 40 miliardi per salvare le sue banche: impensabile che sia disponibile a posizioni antitedesche”. E da questa perla di giudizio si capisce che con la parola “Spagna”, Saccomanni pensa alle banche e ai politici, non certo alla popolazione che soffre per una disoccupazione che tocca il 25%. E poi spiega meglio: “Ma poi diciamola tutta. La fissazione italiana che si debba aumentare il disavanzo pubblico per avere più crescita è un’autentica fesseria”.

Questa è una di quelle frasi storiche, che sarebbero da incorniciare per la loro totale insipienza, se non fosse che l’autore della frase è probabilmente destinato a sparire nel dimenticatoio della storia italiana. Come si fa a far crescere il Pil senza maggiore moneta? E come si può ottenere maggiore moneta in circolazione se non chiedendola in prestito? Questo semplice ragionamento certifica che il primo vagito di ogni possibile crescita è la crescita del debito. Ma la perla finale dell’intervista è di quelle da non perdere: “A pensare male si potrebbe immaginare che l’accelerazione nel cambio di governo sia stata determinata dalla paura che Letta raggiungesse risultati troppo favorevoli: lo spread in discesa, l’economia in ripresa… A quel punto, fra un anno, sarebbe stato molto più difficile mandarci via”.

Saccomanni sembra non rendersi conto che sta denunciando il copione di un film già visto. E si tratta del copione già visto con la fine del governo Berlusconi: accelerazione del cambio di governo, con input straniero e collaborazione di pezzi di istituzioni italiane. E tutto cambia affinché nulla cambi.Ma non cambiare nulla è impossibile. Tutto cambia, anche se in un modo che ci sembra impercettibile e con passi che ci sembrano insignificanti.

La grandezza di un cambiamento non è nella grandezza delle cose terrene, ma nella coscienza delle persone. E la società civile italiana sta vivendo un grande cambiamento. La politica non se ne avvede, avvitata nelle sue cervellotiche problematiche. Ma i disoccupati e i precari continuano ad aumentare. Improvvisamente saranno troppi. Non saranno più gestibili con vacue promesse elettorali. Per quell’ora drammatica occorre che un esempio concreto di difesa della civiltà e del bene comune sia l’esperienza concreta da seguire e da diffondere. Occorre lavorare su questo, fin da ora.



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COMMENTI
14/03/2014 - Se questa è l'alta burocrazia (mario Guereschi)

Non ci sono parole! E questi sono gli alti dirigenti dello stato che diventano ministri. Questi non conoscono nemmeno i più elemntari principi di economia e vogliono parlare di economia. Non sono un esperto ma mi vanto di capire come avrebbe fatto mia nonna che non sapeva ne leggere e ne scrivere. Infatti mia nonna diceva:Se spendo meno oggi (meno spesa corrente dello stato)avrò nell'immediato qualche difficoltà, ma dopo starò molto, ma molto meglio. E che dire, mia nonna non avrebbe mai chiamato un Saccomanni a pulire il suo pollaio perchè non avrebbe distinto il liquame dalle uova.