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Economia e Finanza

SPILLO/ Le "confessioni" di Saccomanni svelano i guai dell'Italia

Chi perde il potere, spesso si lascia andare a dichiarazioni poco diplomatiche, finendo col fare rivelazioni importanti. GIOVANNI PASSALI commenta l’intervista a Saccomanni

Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

I cambi di potere, in qualsiasi modo avvengano, offrono sempre degli spunti interessanti. Infatti, inevitabilmente accade che chi perde il potere si lasci andare a dichiarazioni poco diplomatiche, finendo col dire più di quanto dovrebbe e rivelando aspetti significativi del periodo vissuto al comando. La recente intervista a Saccomanni, ministro dell’Economia con il governo Letta ed ex Governatore della Banca d’Italia, è un esempio classico di questo tipo e offre diversi spunti di riflessione. Ovviamente l’ex Governatore non ha gradito di essere stato messo da parte, di non aver potuto finire il lavoro iniziato. Anzi, su questo punto, proprio alla fine dell’intervista dice una cosa interessante. Ma andiamo con ordine.

La prima domanda riguarda le recenti dichiarazioni di Renzi, secondo il quale “sapeva che i numeri non erano quelli raccontati” dal governo Letta. Saccomanni protesta asserendo che quegli stessi numeri li aveva raccontati in Europa, ottenendo a novembre la conclusione che non occorreva una manovra correttiva. E insiste: “Il fatto è che loro hanno interpretato come stime i nostri obiettivi: due cose che sono evidentemente molto diverse”. In altre parole, Saccomanni sta stimando come incompetenti pasticcioni i componenti della Commissione e Olli Rehn, commissario per gli Affari economici e monetari.

L’intervistatore poi segnala come le preoccupazioni siano incentrate sul debito pubblico italiano, affermando che in Europa sono convinti che la correzione dei conti prevista per quest’anno non basterà a intaccarne le enormi dimensioni. Saccomanni risponde candidamente: “Ma dovrebbero sapere che il Prodotto interno lordo è sceso non a causa di chissà quali politiche folli, ma per colpa della crisi. E che il debito è aumentato anche perché abbiamo dovuto pagare i conti lasciati con i fornitori dai governi precedenti, che si erano ben guardati dall’onorarli”.

Quindi, secondo Saccomanni, il Pil è sceso per una fantomatica crisi, calata chissà da dove, e non a causa delle politiche di austerità praticate dai governi precedenti come dal suo. Inoltre, il debito è aumentato per colpa dei conti lasciati dai governi precedenti. In altre parole, sta scaricando la colpa dei risultati scadenti sui governi precedenti. A parte la facile considerazione che abbiamo già assistito come cittadini a questo tipo di scene numerose volte, in questi anni, c’è pure da notare che ora il povero Saccomanni si trova dalla parte lesa, cioè dalla parte di chi viene indicato come corresponsabile della situazione da chi ora ha preso il suo posto. Una volta si chiamava “teatrino della politica”: sono cambiati i personaggi, ma le parti sono rimaste immutate.

Ma ora arriva il passaggio importante: “Olli Rehn conosce perfettamente la situazione di oggi, perché gli è stata illustrata nei dettagli. A metà febbraio gli ho mostrato tutto, compresi i conti della spending review che prevedono tagli di spesa crescenti fino al 2% del Pil nel 2016”. Quindi tagli fino al 2% del Pil. Ma se avverranno tagli pari al 2% del Pil, allora il Pil avrà un calo del 2% o superiore. Perché superiore? Perché lo Stato è solo uno degli attori dell’economia, anche se il più grosso, poiché la spesa pubblica è circa il 50% del Pil. Ora, se lo Stato non spende per una cifra pari al 2% del Pil (di oggi), anche le imprese che non incasseranno tali soldi spenderanno di meno, avendo meno soldi da spendere. Questo è precisamente l’effetto moltiplicatore di quella austerità che fin dall’inizio gli uomini al potere ci hanno spacciato come panacea di tutti i mali finanziari, ben sapendo che in realtà così faceva comodo a chiari interessi finanziari.


COMMENTI
14/03/2014 - Se questa è l'alta burocrazia (mario Guereschi)

Non ci sono parole! E questi sono gli alti dirigenti dello stato che diventano ministri. Questi non conoscono nemmeno i più elemntari principi di economia e vogliono parlare di economia. Non sono un esperto ma mi vanto di capire come avrebbe fatto mia nonna che non sapeva ne leggere e ne scrivere. Infatti mia nonna diceva:Se spendo meno oggi (meno spesa corrente dello stato)avrò nell'immediato qualche difficoltà, ma dopo starò molto, ma molto meglio. E che dire, mia nonna non avrebbe mai chiamato un Saccomanni a pulire il suo pollaio perchè non avrebbe distinto il liquame dalle uova.