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SPY FINANZA/ Cina e Giappone, una "minaccia" per Europa e Italia

La situazione di Cina e Giappone, spiega MAURO BOTTARELLI, probabilmente viene sottovalutata. Eppure potrebbe avere conseguenze negative per l’Europa bloccata dalla crisi

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Meno male che l’Ocse c’è, verrebbe da cantare. Per il prestigioso simposio di ragionieri d’alto bordo con sede a Parigi, infatti, tra le economie più avanzate il grande malato resta l’Eurozona, dove la disoccupazione continua a non calare, nonostante la timida crescita e la tendenza al ribasso dei prezzi rischia di far cadere i paesi più vulnerabili in una spirale di deflazione. Ragazzi, lo certifica l’ultimo “Interim Economic Assessment” dell’organizzazione, c’è da credergli! E noi che pensavamo di essere diventati il Bengodi della ripresa globale.

E ancora: le dinamiche dell’inflazione evidenziano la relativa debolezza della domanda nell’area euro. Se il Giappone sembra finalmente uscire dalla deflazione e l’inflazione negli Usa dovrebbe tornare verso l’obiettivo del 2%, l’inflazione nell’eurozona è scesa ulteriormente sotto gli obiettivi ed è probabile che resti molto bassa per un lungo periodo, dal momento che la ripresa sta appena iniziando ad assestarsi. Inoltre, l’inflazione è vicina allo zero in molti Stati membri dell’area euro e negativa in alcuni di essi, con la deflazione che minaccia di prendere piede in alcuni paesi della periferia dell’area.

Sono certo di aver letto cose simili da qualche parte almeno due mesi fa ma non ricordo dove. Tant’è, poco male. In compenso, non vorrei turbare i sogni dei signori dell’Ocse, i quali ora dormiranno almeno un paio di mesi in attesa del prossimo rapporto trimestrale, ma anche in Giappone le cose non vanno benissimo. E se della strada Usa verso il ritorno in recessione vi ho parlato la scorsa settimana elencando i 12 punti critici, faccio notare ai nostri guardiani dell’economia che forse stanno lievemente sottostimando quanto sta accadendo in Cina. Vediamo un po’.

Partiamo dall’indice Shanghai Composite che l’altro giorno è sceso sotto il livello chiave di 2000 punti dopo la pubblicazione del dato shock sull’export cinese in febbraio, un secco -18% contro le attese del +7,5%. Crollato anche il prezzo del ferro, giù dell’8,3% in un solo giorno, peggior calo dal fallimento Lehman: insomma, forse è l’intera ripresa globale da mettere in discussione, più che la sola eurozona. Ieri, altra legnata. Il Nikkei ha chiuso a -2,59% e l’Hang Seng di Hong Kong a -1,68%, mentre a segnalare un qualcosa di molto problematico sul ciclo economico e il fatto che il rallentamento dell’economia cinese stia spostando ormai il focus dagli investimenti ai consumi ci ha pensato il prezzo del rame, letteralmente crollato del 5,2%, il peggior calo dal dicembre 2008: un tonfo del genere si era registrato recentemente solo altre due volte, dopo il fallimento Lehman e dopo il downgrade del rating Usa.

Se poi servisse qualche altro indicatore di tensione tra gli investitori, ecco le quotazioni dell’oro e il suo moviment intraday tra la chiusura dei mercati Ue e l’apertura di quelli asiatici (riportato nel grafico qui sotto): è a quota 1363,97 dollari l’oncia, il massimo da sei mesi e con punto di rottura rispetto al suo movimento mediano a un anno.