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CUNEO FISCALE/ Il "rebus" dei 10 miliardi che fa vacillare il taglio del Governo

Pubblicazione:venerdì 14 marzo 2014

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Questa manovra non può che essere vista positivamente, in primis perché avrà un effetto sui consumi di una fascia della popolazione che, oggi più che mai, paga una drammatica riduzione del proprio potere d’acquisto; in secondo luogo, ci si augura che innesti una spinta propulsiva di aumento dei volumi di vendita delle nostre imprese, con evidenti ripercussioni positive nel nostro sistema produttivo. Rimangono, tuttavia, parecchi interrogativi su come il nuovo esecutivo voglia portare avanti un piano di rilancio del nostro sistema industriale, stremato da tassazioni e inefficienze burocratiche e che può vedere la propria ripresa solamente se si riesce a ridare senso e stimolo alla dinamica degli investimenti.

Certamente, aver puntato su un minor impatto a livello di tassazione per una quota consistente della popolazione è un fatto positivo e potrà avere effetti duraturi solo se si darà seguito a un rilancio delle nostre imprese e dei nostri distretti produttivi che stanno rischiano di sparire o di essere sempre più acquisiti da stranieri.

Premesso che nella giornata di mercoledì, Carlo Cottarelli - commissario per la spending review - durante la sua audizione in commissione Bilancio al Senato diceva che “come massimo risparmio per quest’anno su base annua si parla di circa 7 miliardi” e che “nel 2015 i risparmi dalla spending review potrebbero arrivare a 18 miliardi di euro, mentre nel 2016 si potrebbero toccare i 36 miliardi”, è evidente - secondo queste stime - la difficoltà di contare effettivamente ora su 10 miliardi per il taglio dell’Irpef. Detto questo, ammesso e non concesso che tutto fili liscio, viene quantomeno da chiedersi fino a quando questi 10 miliardi copriranno il taglio dell’Irpef previsto. Perché è chiaro che prima o poi questo “fondo” si esaurirà.

 

in collaborazione con www.think-in.it



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