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FINANZA E POLITICA/ Il "tackle" della Merkel contro la svolta di Renzi

Pubblicazione:venerdì 14 marzo 2014

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Non è certo una novità infatti che la banca di Francoforte solleciti come ha fatto ieri l’Italia (e non solo) a mettere il debito pubblico in una “traiettoria discendente”. Da questo punto di vista lo strappo di Renzi presenta problemi di metodo e di merito. Per quanto riguarda il metodo, le nuove leggi europee e italiane prevedono che i cambi di rotta in materia di bilancio debbano passare non solo il vaglio dei parlamenti nazionali ma esser motivati davanti alla Commissione europea. Non si tratta di sudditanza, ma di regole introdotte nel momento più grave della crisi, quando l’euro è stato a un passo dal collasso, con possibili danni devastanti per tutti.

A proposito del merito, il rapporto deficit/Pil pari al 2,6% è solo una tappa intermedia verso l’unico principale obiettivo, cioè il pareggio di bilancio a partire dal 2015. Al contrario, nella visione italiana, il fatto di essere sotto la soglia del 3% è stata interpretata come una disponibilità eccezionale, da spendere per ridar fiato ai consumi. Quasi un’eresia per Bruxelles, che consente deroghe una tantum per investimenti, cosa che certamente non sono i 100 euro detratti dall’Irpef che, a partire dall’anno prossimo, dovranno trovare un’altra copertura.

Esiste, insomma, una notevole distanza sulla sostanza del provvedimento. Il Fiscal compact non è materia facilmente negoziabile per la Germania. Anzi, è il cuore della teoria per cui i prossimi guai per il pianeta verranno dalla gigantesca mole di debiti accumulata dagli Stati sovrani: la Banca dei regolamenti internazionali ci ha appena ricordato che il debito globale, dallo scoppio della crisi a oggi, è salito da 70 a 100 trilioni di dollari. Oggi il prossimo terremoto finanziario ci sembra remoto, affermano a Berlino, ma il mondo ha imparato a sue spese a sottovalutare certi moniti. Ma vi rendete conto che Ashoka Mody, ex numero due del Fondo monetario internazionale per l’Europa, sostiene che l’Italia già oggi non più in grado di sostenere il suo debito? Ma vi rendete conto, potrà ribattere Renzi, che questo è il frutto di una strategia miope?

L’Italia non uscirà dall’emergenza finché in una municipalizzata del comune di Roma si pagheranno più stipendi ai dirigenti che non alla Nasa. Ma per cambiare le cose occorre il potere reale, quello che si continua con il voto. Guardi lontano cara frau, potrà dire Renzi il fiorentino. Lei gli ripeterà il monito con cui l’ha accolto al primo eurogruppo: “Lei è della Fiorentina? A me è sempre piaciuto Mario Gomez, giocatore di talento e bravo ragazzo. Ma così fragile...”. All’ex sindaco di Firenze dimostrare che un tackle duro non fa paura.



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