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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il "tackle" della Merkel contro la svolta di Renzi

Renzi, con i suoi provvedimenti, ha proposto in sostanza un cambio di rotta sull’asse Roma-Bruxelles. E la Germania non starà a guardare. L’analisi di UGO BERTONE

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Finora l’Italia “non ha fatto tangibili progressi rispetto alla raccomandazione della Commissione Ue” di far scendere il deficit, rimasto al 3% nel 2013 contro il 2,6% raccomandato dall’Europa. Quando ieri mattina sul sito della Banca centrale europea sono apparse queste parole si è subito pensato a una bocciatura in tempo quasi reale del piano Renzi. Interpretazione poco realistica, anzi improbabile: un documento ufficiale della banca centrale prima della pubblicazione deve affrontare una serie di procedure e di passaggi che richiedono più di una notte di riflessione. Inoltre, gli uffici delle banche centrali ragionano sui numeri e sui documenti, non sulle suggestioni o sulle slides: difficile che abbiano deciso di fare un’eccezione per Matteo Renzi.

Esaurita la querelle diplomatica, resta la questione di sostanza: il rapporto tra il nuovo corso della politica italiana e la Comunità europea. Renzi ha proposto in sostanza un cambio di rotta sull’asse Roma-Bruxelles. Non è più tempo di chiedere permesso o di discutere sui decimali. Se volete che l’Italia affronti finalmente le riforme strutturali, dal fisco alla giustizia, che rendono così difficile la crescita, dovrete consentire al governo una libertà d’azione maggiore a quella accordata agli esecutivi precedenti, quando la precondizione per governare era il placet di frau Merkel o di Olli Rehn. Altrimenti, la partita diventerà difficile per tutti, non solo per noi. Anche perché le elezioni europee battono alle porte, la minaccia euroscettica cresce un po’ ovunque. La politica dell’austerità incontra ostilità crescenti un po’ dappertutto, come dimostrano le relazioni di condanna approvate ieri dall’europarlamento contro l’operato della Troika in Grecia.

Non è la condizione ideale per aprire un fronte di conflitto con il Premier italiano, assai abile a cavalcare l’impopolarità altrui: è piaciuta all’opinione pubblica la scelta di decidere le misure senza confrontarsi con sindacato e Confindustria. Probabilmente piace ancor di più l’idea di un Premier italiano che prende le decisioni e poi le comunica alla Germania. Vale la pena di scontrarsi con un politico così popolare? Angela Merkel, dotata di grande concretezza, non lo farà prima di aver capito quale animale politico sia quel giovanotto italiano. E se ai buoni propositi sulle riforme, seguiranno i fatti, il cancelliere tedesco si comporterà come ha già fatto in altre occasioni: all’apparenza rigida, in realtà pronta a chiudere un occhio o due come ha fatto con Spagna e Francia, che godono di deroghe elastiche sul fronte dei parametri di Maastricht. Naturalmente se il Premier fiorentino riuscirà a conquistare in patria i consensi necessari per un programma a lungo termine.

Ma quali margini di manovra corrono tra l’Italia affamata di crescita e l’Europa dell’austerità? Molti, se il Bel Paese saprà individuare una strategia di crescita che non comporti nuovo debito. Cosa possibile nel medio termine, se gli investitori internazionali si convinceranno che l’Italia offre condizioni vantaggiose, finanziarie e non solo. Ma guai se per finanziare lo sviluppo si farà ricorso a nuovo debito, la vera preoccupazione della banca centrale.