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TAGLI & PROMESSE/ Ecco perché è impossibile eliminare subito 3 mld di sprechi

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Graziano Delrio (Infophoto)  Graziano Delrio (Infophoto)

La struttura per rimettere in sesto le scuole del Paese e la decisione di allentare i vincoli europei in un momento di grave difficoltà, pur rimanendo all’interno del 3%, sono due cose positive. Renzi ha tuttavia un punto debole.

 

Quale?

Il tallone d’Achille di questo premier, che ha capito che nella recessione conta agire sulle aspettative delle persone, non soltanto a parole ma in maniera concreta facendo investimenti pubblici, in parte è dovuto proprio alla spending review che ha ereditato; e dovrà prendere in mano il bastone per far sì che faremo tutto quello che c’è da fare per avere nel 2015 le risorse di cui il Paese ha bisogno. Soprattutto…

 

Soprattutto?

Dovrà avviare un processo di spending review e non è pensabile che lo possa fare nel giro di una settimana. Quindi la mia non è una critica a Renzi. Se Renzi insiste nel dire che ha le risorse dai tagli della spesa, non sta mentendo: prendiamo atto però che si tratta di tagli lineari. Che uccidono la domanda vera che si fa alle imprese di beni, servizi e lavori pubblici. Se nel 2014 userà questo canale per finanziare il taglio delle tasse andrà a ridurre l’impatto positivo che spera di ottenere. Ma, ripeto, non è un giudizio negativo sul premier: rispetto ai precedenti governi stiamo parlando del giusto approccio e a volte anche di giuste politiche. Fossi in lui però non enfatizzerei troppo, mi concentrerei piuttosto a fare in modo che nel 2015 quei tagli siano effettivamente tagli di sprechi e non di domanda pubblica.

 

E i 500 milioni che Cottarelli dice di voler risparmiare sugli stipendi dei dirigenti pubblici?

È molto semplice: quello è un taglio di trasferimento. Lei leva 500 milioni da quei dirigenti e li dà alle persone più povere. È una manovra redistributiva che ha una sua ragione di equità, comprensibilissima durante una recessione. Dobbiamo però domandarci: riuscirà questa manovra redistributiva a stimolare la domanda alle imprese?

 

Lei cosa risponde?

Al netto di tutto diciamo che avremo 50 milioni di maggiori consumi. Praticamente una goccia d’acqua nell’oceano! Non può essere questo che cambia la capacità del Paese di generare ricchezza.

 

Cottarelli ha detto di aver escluso dai tagli “istruzione e cultura” perché, ha detto, “dai confronti internazionali emerge che l’Italia non spende molto per queste voci”. Resta che si possono spendere male anche poche risorse. A lei che ha fatto parte dei gruppi di lavoro del commissario Cottarelli  chiedo: non era questo uno dei compiti della spending, fare cioè una rivisitazione, in chiave qualitativa, di come vengono spesi i soldi pubblici?



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