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CONTRATTO RENZI/ Giannino: tasse, la vittoria del "vecchio" Pd sul rottamatore

Pubblicazione:sabato 15 marzo 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La mia previsione è che la stima corretta sull’ammontare dei debiti della Pubblica amministrazione non sia quella di Saccomanni e del Tesoro, ma si arrivi fino ai 68 miliardi calcolati dalla Banca d’Italia. Sarà difficile che Cassa depositi e prestiti possa arrivare fino alla copertura di questa cifra, ma apprezzo molto che Renzi abbia preso l’impegno solenne di pagare l’intera cifra entro la fine di settembre.

 

Che cosa ne pensa invece della volontà di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 26%?

La ritengo una scelta sbagliata da tutti i punti di vista. È sbagliata perché è una nuova patrimoniale, che si differenzia dalla realtà degli altri Paesi Ue. In Germania, per esempio, i redditi nella fascia al di sotto dell’aliquota Irpef del 25% possono scegliere liberamente di portare eventuali redditi da capitale sul monte Irpef, con un’esenzione da 2.100 euro e pagando un’aliquota più bassa del 14%. In Italia invece si arriverà al 26%.

 

Per il Pd è una tassa su chi si arricchisce “di rendita”…

Non è così, e ciò è particolarmente insopportabile nel momento in cui gli operatori finanziari portano il reddito da capitale a una tassazione Ires progressiva. Lo stesso fanno i grandi soci delle imprese, quelli cioè con il 5% delle aziende quotate o il 20% di una qualunque impresa, i quali si portano metà del reddito da capitale sotto l’Irpef. La tassa sul risparmio al 26% finisce così per colpire proprio i bassi redditi da 10-20mila euro. Non mi nascondo che agli occhi del Pd e della sinistra la tassa sulle rendite finanziarie e la scelta di concentrare gli sgravi sulle fasce più basse dei lavoratori Irpef sia il nucleo più ideologicamente da difendere della manovra.

 

(Pietro Vernizzi)



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