BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Il giallo dell'oro sparito dall'Ucraina

Pubblicazione:sabato 15 marzo 2014

Infophoto Infophoto

Anche perché la valuta ucraina vale ormai come una carta di caramelle e sul mercato domestico è difficile ottenere dollari, valuta nella quale però gli emittenti di quei bond devono pagare i creditori delle scadenze da qui a fine luglio: se la valuta locale continuerà a crollare, non vorrei essere un detentore di quella carta da parati. Ma ci penseranno gli Usa, tranquilli, i grandi vincitori finanziari di queste ore. Non ci credete? Guardate le Borse europee come calano in questi giorni, guardate le dinamiche dell’euro sul dollaro, guardate l’oro ai massimi da otto mesi e la contemporanea crisi cinese che manda in tilt l’Asia, guardate come le parole del capo del Joint Chief of Staff dell’esercito Usa, generale Martin Dempsey («Siamo pronti a intervenire in Ucraina con azioni militari insieme agli alleati europei»), mercoledì abbiano ringalluzzito il cross dollaro/yen, facendo la gioia dei professionisti del carry-trade a Wall Street che da giorni si mettevano le mani nei capelli per le conseguenze forex dei mancati risultati dell’Abenomics nipponica.

Tutto propende a favore degli Usa, nonostante i disastrosi dati macro che snocciolano ogni giorno e di cui vi ho dato conto, in questa strana crisi politico-diplomatica che va a inserirsi in un contesto globale di finanza sull’orlo dell’abisso. Ma c’è di più, c’è un beneficio immediato che la crisi ucraina ha garantito agli Stati Uniti. Nella notte tra sabato e domenica scorsi, infatti, è accaduto qualcosa di strano all’aeroporto Borispol di Kiev, come riportato dal quotidiano filo-russo Iskra. Attorno alle 2 di notte, quattro camion e due minibus sono arrivati allo scalo ucraino, scortati da quindici uomini in uniforme nera senza mostrine, passamontagna e giubbotti anti-proiettile: alcuni di loro erano in possesso di mitragliatori. Nel giro di pochi minuti, 40 pesanti scatoloni furono caricati sul velivolo. Terminata l’operazione, altri uomini raggiunsero l’aeroporto e salirono a bordo: e mentre i veicoli che avevano trasportato il “bagaglio” sparivano nella notte, all’amministrazione dello scalo ucraino venivano notificata una nota nella quale si definiva quella in atto “un’operazione speciale” e si invitava il personale in servizio «a non immischiarsi con quanto stava accadendo». Pochi minuti dopo, il velivolo è decollato.

Cosa trasportava quell’aereo nel cuore della notte? A confermarlo a Iskra sono state due fonti del governo ucraino. La prima era l’ex ministro delle Dogane del governo Yanukovich, il secondo un funzionario del nuovo esecutivo guidato da Arseny Yatsenyuk: 40 tonnellate d’oro, ovvero tutte le riserve auree ucraine, trasferite negli Stati Uniti su ordine del nuovo primo ministro in persona. Certo, 40 tonnellate d’oro sono quanto importa la Cina ogni dieci giorni, ma per un Paese come l’Ucraina sono molto, visto anche il trend con cui il governo Yanukovich aveva fatto shopping di bene rifugio negli ultimi anni, come dimostra il grafico più in basso, forse temendo il default che si sta per palesare.

Come mai questo trasferimento? Motivi di sicurezza? Timori di un’invasione russa e della confisca dell’oro? Difficile pensarlo, visto che - al netto delle enormi riserve auree russe - se Putin arrivasse all’estrema ratio dell’opzione bellica, l’ultima preoccupazione sarebbe quella di impossessarsi di 40 tonnellate d’oro, visto che si rischierebbe un conflitto Est-Ovest. Forse, in cambio dei soldi per evitare il default e la collaborazione militare e politica in chiave anti-russa, l’Ucraina ha dovuto sacrificare il proprio oro, lo stesso che serve alla Fed per risarcire la Bundesbank, stante le sole 4 tonnellate di oro tedesco finora tornate in patria dagli Usa? Chissà.

Capite ora? Capite perché le cose vanno così, ma nessuno ve le dice apertamente, perché nessuno scava per capire davvero le ragioni, i timing e gli interessi sotterranei di questo strano conflitto asimmetrico? Forse, perché questa crisi è tutto tranne che quello che sembra dai tg e dai reportage della grande stampa: è solo economia e finanza, è solo controllo energetico. È solo denaro, solo potere. Alla faccia degli ucraini. Non ve le avevano mai dette queste cose, vero?

 

(2- fine)

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
15/03/2014 - La drivna seguirà la sorte della corona islandese? (Giuseppe Crippa)

L'esperienza insegna che una banca appena seria (eufemismo) non detiene obbligazioni rischiose ma le propone ai suoi clienti. Se davvero sono risparmiatori austriaci, italiani e francesi a possedere oggi obbligazioni ucraine, non penso proprio che nesuna autorità politica (men che meno Obama) muoverà un dito se il nuovo governo ucraino le rimborserà nella svalutatissima drivna. E comunque è sempre meglio una drivna convertibile che una corona islandese ancora bloccata a cinque anni dall’insolvenza…