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BANCHE E FINANZA/ Il test della Bce che rende più forte l'Italia

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Da un lato la Bce avrà la verifica della solidità del sistema che si appresta a controllare e dunque potrà affrontare con maggiori certezze (il che significa banche con capitali adeguati alla rischiosità dell’attivo) il compito che le è stato affidato in vista della costruzione dell’Unione bancaria. Dall’altro, dalla verifica scaturiranno anche gli eventuali problemi residui (dopo lo sforzo di aggiustamento che, speriamo dappertutto, si sta già realizzando), che saranno affrontati e risolti anche grazie all’ulteriore prova degli stress test già in programma e che si concluderà a ottobre prossimo, col risultato di restituire al mercato un sistema di banche più trasparenti e nelle quali riporre una rinnovata fiducia.

Per quel che riguarda le nostre banche, si è già avuto modo di esprimere una relativa tranquillità; intanto perché sono già noti e avviati a soluzione i casi di necessità di maggiore patrimonializzazione (Mps, Banco popolare, Carige, Bpm, ecc.); in secondo luogo, perché la struttura degli impieghi delle nostre banche vede prevalere largamente i prestiti, rispetto alla cosiddetta finanza, fatta non solo di titoli pubblici, ma anche di quelle attività di terzo livello di cui sopra. Sui prestiti, per quanto appesantiti dall’avversa congiuntura degli ultimi due anni (recessione!), c’è un’assidua attenzione anche per effetto di una vigilanza particolarmente rigorosa; ne risulta che i criteri di valutazione sono già sostanzialmente allineati a quelli imposti dall’esercizio dell’Aqr e che, dato il persistere della crisi e l’avversa congiuntura, si stanno realizzando da tempo rettifiche e accantonamenti crescenti.

Infine, con l’approssimarsi del controllo unificato da parte della Bce e l’avvio dell’esercizio in discorso, le banche italiane (più o meno spontaneamente) hanno cominciato ad adeguarsi al nuovo corso che prenderà la vigilanza, sempre più attenta alla qualità dell’attivo e alla corrispondenza fra la sua rischiosità e l’adeguatezza patrimoniale. Ne è un chiaro esempio quello che sta avvenendo con l’approvazione dei bilanci delle banche avvenuta negli ultimi giorni e, fra questi, quello di Unicredit: si è prodotta una chiara scelta sul miglioramento della qualità dell’attivo sia attraverso opportune svalutazioni e rettifiche di valore, sia accantonando ulteriori risorse su eventuali rischi futuri; queste scelte comportano nell’immediato un grave sacrificio in termini reddituali (nella fattispecie una perdita di 14 miliardi), ma predispongono a un rapido miglioramento dell’attività di impiego (anche per la liberazione di risorse che la pulizia di bilancio consente) e a un recupero di redditività operativa (sempre nella fattispecie è previsto un significativo miglioramento del Rote -return on tangible equity- che passa dal 2% al 13% nell’arco di un quinquennio).

Se ciò avviene rispettando, anche con anticipo, i requisiti patrimoniali di Basilea 3 e addirittura con un chiaro apprezzamento del mercato, direi che non ci sono proprio motivi di allarme.

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