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GEO-FINANZA/ La guerra già persa da Ue e Italia

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Come scrive correttamente Stefano Cingolani sul suo blog, ci raccontano che gli Usa stanno rimpatriando il lavoro manifatturiero, che lo shale gas sarà la rivoluzione energetica di domani, che una serie di tecnologie stupefacenti stanno per cambiare la nostra vita, e che le politiche di definanziarizzazione del sistema economico stanno riversando capitali nei settori produttivi. Tuttavia, nonostante questi annunci la risposta dell’economia reale è molto debole. Il motivo è che ci vorrebbe una dose rafforzata di aggiustamento strutturale per almeno un decennio, cioè una profonda rivoluzione del modello sociale ed economico dell’Occidente perché questi segnali possano dare qualche speranza concreta.

Non basta in Europa che il Parlamento europeo abbia adottato la nuova Direttiva Ue per la Valutazione impatto ambientale (Via) che su imposizione britannica esclude le valutazioni di impatto ambientale obbligatorie per l’estrazione e l’esplorazione di shale gas, il gas di scisto, indipendentemente dal rendimento atteso. Tralasciamo le miracolistiche chiacchiere renziane che sebbene riproducano le paroline magiche appena licenziate dal Fmi “redistribuzione, iniquità, crescita” sono così sfocate e deboli che non avranno effetti concreti (sempre che si mettano in pratica).

Appare chiaro che perché l’economia riparta c’è bisogno urgente di cambiare il “mood”, il sentimento, degli investitori e dei lavoratori/consumatori. Per farlo ci vuole una cosa ormai divenuta rarissima: la politica! Per esempio, solo un accordo politico per la gestione del debito pubblico europeo, risolvendo il pasticcio bancario, sarebbe capace di liberare nuovamente le forze del capitalismo d’investimento sia pubblico che privato. Similarmente, solo una decisione politica, non quella stupidamente secretiva e burocratica, in materia di libero scambio tra Ue, Giappone e Usa, darebbe una spinta significativa alla crescita attraverso l’incremento degli scambi.

Si potrebbe continuare con molti altri esempi. Ma di uno non posso fare a meno. La stupidità dell’Ue nella gestione delle politiche di vicinato, verso tutte le latitudini, verso Sud e verso Est, è da sola sufficiente per mandare a casa prima della scadenza naturale tutta l’alta burocrazia europea. Non hanno capito nulla neppure nelle relazioni con la Russia, di cui la crisi ucraina è l’emblema. Van Rompuy, Barroso e Ashton dovrebbero essere cacciati in tronco dai governi e gli si dovrebbero chiedere i danni. Invece, prima che sia troppo tardi, cioè entro 3-4 giorni, si deve convocare una conferenza d’urgenza per un partenariato strategico ed economico dell’Ue con Russia e Usa. Una convocazione politica, alla luce del sole.

Invece sembra che siamo condannati a essere rappresentati da esseri inespressivi, come le figure umane di Magritte, da burocrati che non sono capaci di capire i segnali russi, peraltro già proposti anche da Kissinger, per la neutralizzazione dell’insieme dell’Ucraina, in modo da aprire a un negoziato cooperativo euratlantico ed eurasiatico su un piano di parità. Se gli eurocrati e i loro pessimi consiglieri di smunti e inutili se non dannosi think tank non sono capaci nemmeno a fare questo, allora che si chiuda l’esperienza di questa Europa.


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COMMENTI
16/03/2014 - Dai capitani coraggiosi ai ragionierini (Alessandro d'Alessandro)

Visione e concretezza: complimenti!