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FINANZA E POLITICA/ 1. L'Europa cancella "l'effetto-Renzi"

All’estero, non sembra essere molto percepito “l’effetto Renzi”, spiega GIUSEPPE PENNISI. Da parte sua il Premier ha taciuto troppo sui temi riguardanti l’Europa

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Sarebbe poco professionale commentare da La Promenade des Anglais di Nizza il vasto numero di misure presentate al termine del Consiglio dei ministri del 12 marzo. In primo luogo, si tratta di un grappolo con misure molto difformi: un atto di indirizzo del Presidente del Consiglio, alcuni disegni di legge, alcuni decreti leggi, schemi di disegni di legge di riforma costituzionale presentati non al Parlamento ma al confronto con le forze politiche prima di essere inviati alle Camere. Non sarebbe neanche appropriato entrare nei dettagli di coperture, effetti e impatti. Lo farò quando, rientrato dall’estero, avrò avuto modo di avere la documentazione, di studiarla e di digerirla.

Tuttavia, la distanza aiuta a trarre alcune conclusioni generali che forse si vedono meno chiaramente a occhio nudo dall’Italia e, soprattutto, dai salotti romani. In primo luogo, visto da pochi chilometri dal confine, “l’effetto Renzi” appare meno pronunciato di quanto la conferenza stampa, corredata da belle slides non sia apparsa in Italia. Per molti italiani, “l’effetto Renzi” pare esserci stato. Se mi si consente un’analogia, è stato un po’ come il pellegrinaggio del Primo ministro giapponese Shinzo Abe al Tempio di Yasukuni: una presentazione ben studiata per risvegliare amor proprio e orgoglio dei cittadini e, quindi, far scattare la molla per nuova lena nella produttività, nei consumi, negli investimenti, nell’innovazione. È una strategia che comporta rischi. Renzi ha dato prova di essere consapevole e di dire “addio alla politica” se non coglierà il bersaglio. E se tra qualche mese (le elezioni europee incombono) i risultati saranno inferiori alle aspettative, soprattutto in termini di consenso elettorale e di coesione interna del Pd.

In secondo luogo, l’Europa pare rimasta nel sottofondo. Evocata da Renzi, ricordata per gli impegni che comporta dal ministro dell’Economia e delle Finanze Padoan, nessuno ha fatto riferimento ai veri timori di Bruxelles. Troneggiavano sulla “spalla” di prima pagina del New York Times del 12 marzo (e in un lungo servizio nelle pagine interne): l’Italia sarebbe il vero anello debole dell’unione monetaria - quello da cui potrebbe partire il contagio al resto dell’unione monetaria. È argomento anche di un ricco documento della Banca centrale spagnola (il Working Paper N0. 1320) di cui nessun organo di stampa del nostro Paese ha inteso dare notizia.