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FINANZA/ Pelanda: così l'Italia può evitare un'altra "mazzata"

La crisi tra Occidente e Russia sul caso ucraino potrebbe avere conseguenze dannose per l’Italia, proprio quando sta cercando la ripresa. CARLO PELANDA spiega come evitare il peggio

Carri armati russi (Infophoto) Carri armati russi (Infophoto)

La crisi tra Occidente e Russia sul caso ucraino potrebbe avere conseguenze di deflusso dei capitali globalizzati non solo dalle Borse, ma anche dagli investimenti in Europa, con danno per l’Italia proprio nel momento in cui la sua economia si sta lentamente riprendendo. L’Italia, come Germania e Austria, è molto esposta a rischi di destabilizzazione dell’area orientale. Il punto: è interesse nazionale prioritario che la crisi venga, almeno, congelata al più presto. Può fare qualcosa l’Italia?

In questa materia può essere certamente influente sia nella sua qualità di attore europeo e Nato rilevante, sia, soprattutto, per i tradizionali buoni rapporti con America e Russia che la predispongono al ruolo di mediatore chiave. Merkel ha tentato di interpretare un tale ruolo, ma senza successo. Un’iniziativa congiunta di Italia - che presiederà la Ue nel secondo semestre - e Germania potrebbe avere più successo.

La situazione sul campo ucraino è critica, ma non ancora veramente calda. Mosca certamente si (ri)prenderà la Crimea, azione favorita dal consenso di una popolazione locale in maggioranza russofona e filorussa, ma non mostra alcuna vera intenzione di andare oltre, cioè di invadere l’Ucraina orientale. Teme, infatti, un’escalation del confronto con l’Occidente che porti l’Europa a sostituirla con l’America sul piano dei rifornimenti energetici, nonché un isolamento che la renderebbe più vulnerabile nei confronti dell’espansione cinese in Siberia e nell’Asia centrale.

Pertanto c’è un punto preciso di congelamento del conflitto: Putin ha tutelato l’interesse nazionale prendendo il controllo della Crimea dove ha sede (Sebastopoli) la flotta russa del Mediterraneo a fronte di una minaccia di ostilità da parte del nuovo governo di Kiev e da questa posizione può trattare senza perdere la faccia. Nei prossimi giorni si tratta di avviare la trattativa invece che un processo disordinato di aumento della frizione con Ue e Nato, bloccando l’eventuale risposta armata delle truppe ucraine.

Quest’ultima è improbabile, ma sono possibili provocazioni da parte delle stesse forze di estrema destra nazionalista che hanno fomentato gli scontri a Kiev nelle settimane scorse, strumentalizzando il movimento sinceramente europeista.