BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Il "virus" asiatico che si abbatte su Italia ed Europa

Pubblicazione:

Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Le vendite al dettaglio, un indicatore chiave della spesa dei consumatori nella seconda economia più grande del mondo, nei primi due anni è cresciuta dell’11,8%, il dato più basso da un decennio, mentre gli investimenti su asset fissi, un misuratore della spesa in infrastrutture, si sono espansi del 17,9% in gennaio e febbraio. Certo, la Cina non crollerà, sia per i triliardi di riserve in valuta estera, sia per il fatto che le banche sono di fatto governative, quindi le più “too big to fail” del mondo, ma, stante questo rallentamento e le politiche di contrazione del credito in atto, chi pensate che pagherà lo shock deflattivo che sta per giungere dall’Asia? L’Europa, la quale non sta affatto meglio di prima.

Due dati su tutti, che ci giungono freschi freschi da due paesi che la stessa Bce riteneva ormai usciti dalla crisi, uno addirittura così ottimista da abbandonare in anticipo e senza una linea di credito d’emergenza il pacchetto di salvataggio: la Grecia e l’Irlanda. Bene, è di venerdì il dato in base al quale il tasso di disoccupazione ellenico nel quarto trimestre del 2013 ha toccato il record assoluto al 27,5%, su dello 0,5% dal trimestre precedente. E la rinata Irlanda? L’economia di Dublino nel quarto trimestre dello scorso anno si è contratta del 2,3% rispetto al trimestre precedente, a causa dell’aumento delle importazioni e del crollo dei consumi interni. In tutto il 2013 il Pil si è contratto dello 0,3%, anche grazie alla ridicola rivisitazione al rialzo della crescita del terzo trimestre, fissata al +2,1%.

Gli economisti sondati dalla Reuters, si attendevano per il quarto trimestre una crescita dello 0,4%, in crescita di uno 0,1% rispetto al sondaggio precedente: invece, doccia fredda. Anzi, gelata. I consumi personali sono scesi dello 0,6%, mentre l’export è salito del 2,1% a fronte di un +5,8% delle importazioni: insomma, il settore trainante del Paese - insieme ai servizi - sta calando pesantemente, a fronte di uno squilibrio della bilancia commerciale di notevole entità. Ma l’Irlanda è salva, salvissima. Ora, mi spiegate come è possibile che l’altra settimana dalle istituzioni europee fossero arrivati dati che parlavano per l’Irlanda di disoccupazione in calo all’11,9%, prezzi delle case in aumento e sentiment dei consumatori al massimo da sette anni? Chiedetelo alla Bce, loro certamente avranno una spiegazione.

E attenzione, perché è la Germania a darci il quadro plastico di quale sia lo stato generale dell’Ue. Anche a causa della crisi ucraina - l’indice Micex della Borsa di Mosca ha perso il 18% in tre settimane e il decennale russo paga in rendimento del 9,41% - il Dax di Francoforte è il listino peggiore in Europa dall’inizio dell’anno, al livello dello scorso dicembre. Ma il Bund a 10 anni prezza un rendimento dell’1,54%, il più basso dallo scorso luglio e il maggior restringimento sui Treasuries Usa di pari durata dal 2006. Direte voi, anche gli spread italiano e spagnolo sono ottimi, sintomo che tutto l’obbligazionario sovrano europeo è appetito. No, c’è qualcosa che si muove nelle retrovie in questi giorni: il Vix europeo, l’indice della volatitlità, ha sfondato quota 22, il livello più alto da cinque settimane a questa parte e nonostante i bond sovrani dei paesi periferici continuino a viaggiare per conto loro nell’iperuranio illiquido della manipolazione, l’indice azionario Psi 20 portoghese, quello che sembrava fino a pochi giorni fa l’Eldorado, comincia a ritracciare, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. E venerdì, per gran parte della giornata di contrattazioni, proprio Lisbona, Milano e Madrid erano le piazze che registravano i cali più marcati.

Cosa significa? Semplice, è in atto una rotazione silenziosa dei grandi players verso i beni rifugio, leggi Bund, Treasuries (rendimento sceso di 17 punti base durante la scorsa settimana) e oro (in rally da sei settimane di fila, non succedeva dai massimi di agosto 2011), strategia coperta agli occhi dell’opinione pubblica dalle Borse ancora esuberanti per il denaro a basso costo ancora in circolo e soprattutto dagli spread miracolosi garantiti dalle banche che comprano col badile quel poco che c’è da comprare (tolte le aste, sul secondario sia i nostri bond che quelli spagnoli sono a dir poco un mercato illiquido).

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >